Il caso di Abderrahim Mansouri, uomo di 28 anni di origine marocchina, ucciso da un poliziotto a Rogoredo, alla periferia sud di Milano, durante un controllo antidroga e dopo aver puntato una pistola a salve contro l’agente, ha scatenato la protesta dei giovani stranieri residenti in città, ma anche in tutta la Lombardia, dove il tema del razzismo spesso si mescola a quello della criminalità e viceversa. Se ne parla anche a Dritto e Rovescio, salotto d’approfondimento di Rete 4, in onda in prima serata con la conduzione di Paolo Del Debbio.
Da Cremona, l’inviato del programma chiede a uno dei ragazzi in protesta: “Il fatto che avesse una pistola in mano non contava nell’esito tragico della vicenda?”. Il giovane contesta: “Come ha fatto lui a verificare che fosse una pistola vera?”. Il giornalista spiega: “Non aveva il tappo rosso, tipico delle pistole riconoscibili come giocattolo o a salve, lo ha dichiarato il poliziotto coinvolto”. Il ragazzo, però, non ci sta: “Anche mio fratello ha una pistola che ha pitturato con vernice indelebile sopra il tappo rosso, come faceva il poliziotto a riconoscerla? Il fatto che quel ragazzo non fosse italiano cambia la storia e la reazione della polizia”.
Sempre il giornalista: “Ci spiega perché il fatto che quel ragazzo fosse nord-africano avrebbe cambiato i contorni di questa storia?”. E il giovane non ha remore: “Per i pregiudizi, perché sì ci sono quelli che non stanno bene con la testa e compiono reati. Fosse stato italiano, a parere mio, non ci sarebbe stata la stessa reazione, ma comunque non lo sapremo mai”. Del Debbio, a quel punto, sbotta: “Non si può inanellare una serie di caz***te in questo modo, bisogna anche limitarsi, perché se le metti una dietro l'altra diventano tante e poi non le sopporto più. Se io fossi stato lì, al boschetto di Rogoredo, con un cappellino per non farmi riconoscere e una pistola, vestito strano e con una pistola puntata, il poliziotto avrebbe sparato anche a me!”.