Quando si parla di "doppiopesismo" della sinistra, basterebbe dare un'occhiata alla puntata di E' Sempre Cartabianca di martedì 10 febbraio per averne una prova plastica: parlare di "pericolo di un ritorno delle Brigate rosse" porta Luca Sommi a ridere di gusto, dimenticandosi degli estremisti antagonisti sempre più violenti in piazza. Guai però a parlargli di Casapound e fascismo: il pericolo nero è dietro l'angolo.
"La manifestazione di Torino - premette il giornalista del Fatto quotidiano, conduttore di Accordi e disaccordi sul Nove (con l'amichevole partecipazione dei sodali Marco Travaglio e Andrea Scanzi) - era una manifestazione pacifica, nella quale c'erano decine di migliaia di persone a manifestare pacificamente per i loro motivi".
"In mezzo a questo fiume di persone - prosegue ospite di Bianca Berlinguer - si è inserito un gruppo di delinquenti, che così vanno chiamati, che hanno malmenato un poliziotto e vanno perseguiti loro. Fine del racconto. Cioè sentire due ministri rievocare (quello degli Interni Matteo Piantedosi e quello della Giustizia Carlo Nordio, ndr) e paventare e riorganizzarsi delle Brigate Rosse è molto difficile a rimanere seri".
Nordio: “Vogliamo evitare il ritorno delle Brigate Rosse”
Il commento di Luca Sommi a #ÈsempreCartabianca: "Difficile rimanere seri sentendo due ministri paventare la riorganizzazione delle Brigate Rosse" pic.twitter.com/tKIYE5JTWd— È sempre Cartabianca (@CartabiancaR4) February 10, 2026
"L'abbiamo visto in quelle immagini, chi ha letto due giornali, chi ha letto due libri sa benissimo cos'era il progetto delle Brigate rosse, che era eversivo, era sovversivo, c'era un morto al giorno, esplodevano le stazioni, erano in conflitto col partito comunista che li disconosceva". Insomma, secondo Sommi l'attivismo dei centri sociali in quasi tutti i nodi politici attuali (dalla scuola a Gaza, dagli scioperi all'immigrazione) non dovrebbe preoccupare.
Quando però si parla di "onda nera", Sommi ritira su la guardia: "Nessuno dice che sta tornando il fascismo, si dice semplicemente che all'interno di questo governo ci sono dei nostalgici del fascismo e su questo non c'è nessun dubbio, perché la seconda carica dello Stato tiene il busto di Mussolini in casa, quindi ha una certa affezione verso quel tipo di cultura e poi ci sono delle tolleranze rispetto a Casapound. Perché è stata chiusa Askatasuna e non viene chiusa Casapound?".
La presenza di pregiudicati nel centro sociale torinese, evidentemente, non basta. E non basta nemmeno a Concita De Gregorio, firma eccellente di Repubblica che la pensa esattamente come Sommi: "Io sono stata sotto scorta per un certo periodo per le accuse, per le minacce che mi sono arrivate da Casapound negli anni in cui ero direttore dell'Unità e quindi conosco molto bene quella realtà che, è inutile essere ipocriti, è una realtà che fa parte dell'area culturale che esprime alcuni esponenti di questo governo, non tutti, e che quindi gode di un favore di cui non godono invece i centri sociali di altro orientamento. Questo sarebbe molto ipocrita negarlo".
"Conosco bene Casapound, è una realtà vicina ad alcuni esponenti del nostro governo e quindi gode del loro favore"
Concita De Gregorio è ospite a #ÈsempreCartabianca pic.twitter.com/c02UpeF38Y— È sempre Cartabianca (@CartabiancaR4) February 10, 2026
Non tutti i centri sociali, però, sono uguali. "Per esempio - sottolinea Concita - a Roma c'è un centro sociale che si chiama Spin Time, che è molto importante a Santa Croce di Gerusalemme, a cui il Vaticano ha fatto riattaccare la luce quando è stata staccata la luce, che svolge un lavoro di supplenza molto importante laddove non arrivano i servizi sociali, la sanità pubblica, la scuola pubblica, l'edilizia popolare...". La domanda è sempre una: chi decide quanto (e a chi) è utile un centro sociale abusivo?.