La passione di Tullio Solenghi e Marcello Cirillo, intesa come dolore e sofferenza. Per la puntata di Pasqua di Ciao Maschio, in onda su Rai 1, Nunzia De Girolamo ha cucinato due interviste ad altrettanti protagonisti del mondo dello spettacolo italiano ad alto tasso emotivo. Solenghi, che con Anna Marchesini e Massimo Lopez ha segnato, con il Trio, la storia della comicità in tv tra anni Ottanta e Novanta («Non si è separato un trio di amici, ma un trio in scena. È stato doloroso all’inizio, ma siamo rimasti legati da una solida amicizia, fino agli ultimi momenti»), ha affrontato il tema molto personale del tentativo di avere un figlio insieme alla moglie Laura. Un periodo di crisi? «Uno, veramente uno c’è stato quando da sposati non riuscivamo ad avere figli... sono stati sette, otto anni un po’ lunghi. Vedevamo le coppie che avevamo intorno, mio fratello che generava dei figli... noi che avevamo un grande desiderio di averli ci sentivamo spesso un po’ in difficoltà».
Quindi il colpo di scena: «Avevamo deciso di adottare un bimbo peruviano, abbiamo fatto domanda... e Laura è rimasta incinta. C’è stato forse anche uno sblocco psicologico». Laura «è sempre stata il primo arbitro di quello che facevo, il primo pubblico, il primo test... se sorrideva, era promosso. Non ho mai voluto mescolare il privato con la professione ma Laura aveva comunque un ruolo, era il nostro termometro».
Ancora più buio il momento vissuto da Cirillo, storico volto musicale di Ifatti vostri: «Un buco nell’anima - lo definisce -, che ho cercato negli anni di risolvere. Io credo che questo, che poi è una forma di malattia, è inutile che ci nascondiamo, è un virus che tu hai dentro... bisogna saperlo tenere a bada». «Bisogna farsi aiutare, perché da soli non ce la puoi fare», sottolinea. «La prima forma di guarigione è la consapevolezza, perché quando io sono stato male per la prima volta non sapevo cosa fosse, mi sono sentito improvvisamente morire. Con questa scimmia che hai dentro ci devi parlare tutti i giorni, ci devi convivere... e allora quando riesci a essere consapevole, è la prima strada per la guarigione».