E ora? Come sarà la televisione (forse) orfana di Striscia La Notizia? Forse. Perché il dubbio resta sempre d’obbligo quando di mezzo c’è la voce libera, serpentesca, satirica, figlia della genialità di Antonio Ricci, rinata ogni volta dalle sue ceneri ma forse – come dicono quelli bravi – stavolta superata dalla generazione social, dai reel a getto continuo di Instagram, dai video di YouTube e dai meme che sfornano a velocità ormai decisamente artificiali quei contenuti che per quasi 38 anni il genio di Ricci ha regalato ogni sera dagli schermi di Canale 5. Era il 7 novembre del 1988 quando il telegiornale satirico esordiva con una stagione pilota, durata giusto un mese e andata in onda su Italia Uno. Una “striscia” di soli cinque minuti, figlia naturale del Drive In appena concluso, condotta da Gianfranco D’Angelo e Ezio Greggio che, allora certamente in maniera inconsapevole, prendeva nelle sue mani un’eredità che avrebbe conservato per quasi quattro decenni. Con la cockerina Has Fidanken che idealmente cedeva il testimone al pupazzone rosso, populista dall’accento ligure: il Gabibbo che ha insegnato a tutta Italia termini usati tra le crêuze genovesi come belin, besugo, rumenta.
GLI ESORDI ESPLOSIVI
L’esperimento funziona, persino con le oggi inascoltabili risate finte di sottofondo, prese a pié pari dai telefilm americani e passa già dalla seconda edizione su Canale 5. Ezio resta l’alfiere principe di Ricci ma tanti sono i conduttori che si alternano. Perché in fondo tutti sono d’accordo sul fatto che Striscia ha una marcia in più e quel fritto misto, erede della tradizione del miglior avanspettacolo milanese messo a sedere dietro a un bancone e rinchiuso nel piccolo schermo acceso sulle tavole di milioni e milioni di italiani, rappresentasse davvero il futuro della comicità, della satira e, forse di più, della televisione tout court. Ormai uscita definitivamente dal semplice ruolo di servizio pubblico, infatti, la tv poteva anche svaccare e abbandonarsi al desiderio e alla lascivia di veline che a inizio carriera erano decisamente più bombastiche e provocatorie di quelle di oggi. Perché se tette e culi erano stati già sdoganati in seconda serata, a Ricci va riconosciuto il coraggio di averle sbattute in faccia a tutti all’ora di cena. Chi non ricorda la procace infermiera sexy Angela Cavagna. E poi ovviamente le veline, rigorosamente una bionda e una mora, che hanno visto nomi di showgirl poi affermatisi nel panorama televisivo: da Laura Freddi e Miriana Trevisan, tra le coppie meglio assortite insieme a Elisabetta Canalis e Maddalena Corvaglia, fino alle più recenti Giorgia Palmas, Costanza Caracciolo, Federica Nargi, capofila della generazione delle ragazze scelte a furor di popolo nel concorso omonimo, divenuto a sua volta programma televisivo durante l’estate. Uscirono libri, come La repubblica delle veline nel 2003 firmato da Candida Morvillo. E addirittura Franca Ciampi si scagliò contro la “tv deficiente” che certo non poteva annoverare mai un programma come Striscia La Notizia che nel frattempo era diventata, non solo con i tapiri consegnati da Valerio Staffelli, fustigatrice indomabile dei vip ma anche programma d’inchiesta. Un Report ante litteram che portò, su tutti, a scoprire una delle più grandi e durature e dolorose teletruffe: quella perpetrata a suon di decine di milioni di lire e surreali scioglipancia da Wanna Marchi, Stefania Nobile e, unico rimasto impunito, il Mago Do Nascimento.
POLITICI ALLA BERLINA
Striscia nel frattempo continuava ad essere il regno delle parodie volutamente più scorrette con le proverbiali personificazioni del trasformista e raffinato artista Valerio Staffelli nei panni di Valentino, La Russa, Gino Paoli, Gianni Morandi e persino Papa Francesco. Precedute da personaggi della politica americana ribattezzati e doppiati in italiano maccheronico: dalla “Babbiona”, ovvero la moglie del presidente americano George Bush senior, alla famiglia Clinton con un sempre ubriaco papà Bill fustigato dalla moglie e dalla figlia “Cessa”. Dal tic dell’allora premier Massimo D’Alema beccato spesso a soffiarsi nelle mani nacque la fu fu dance ma anche neologismi finiti nel vocabolario come “inciucio”. Tra i conduttori, Paolo Bonolis e Luca Laurenti e poi Ficarra e Picone, Gerry Scotti, tutti sostituti della coppia considerata ineguagliabile, quella formata da Ezio Greggio e Enzo Iacchetti. Con Gerry che, ironia della storia, fu l’unico a distruggere il bancone e oggi con la nuova straripante era della Ruota della Fortuna l’ha definitivamente soppiantato.