Roma, 11 nov. (Adnkronos/Cinematografo.it) - Tagliente e privo di filtri, proprio come le sue pellicole: Alex de la Iglesia chiede al pubblico di non risparmiargli domande scomode e promette di rispondere a tutte senza censure, una vera rarità per le kermesse cinematografie sempre più affette da divismi. All'8° Festival Internazionale del film di Roma (8/17 Novembre) presenta fuori concorso Las brujas de Zugarramurdi, ma è con la schiettezza della CineChat che conquista la platea. "I miei film rispecchiano la mia filosofia di vita - esordisce il regista spagnolo di Ballata dell'odio e dell'amore - ma vivere vuol dire anche riconoscere i propri errori, in qual caso sono pronto a rimborsare i soldi del biglietto. Per quanto riguarda Las brujas de Zugarramurdi, rientra nella mia ricerca della "commedia perfetta", proprio come i cavalieri della tavola rotonda rincorrevano il Sacro Graal. Rincorro l'idea dell'idiozia pura dove non si ha neppure il tempo di capire cosa succede e per realizzarla attingo a idee di un film che ho scritto vent'anni fa e che nessuno mi ha mai prodotto". All'appellativo di genio risponde storcendo il naso: "Nulla di quello che realizziamo ha in sé una reale novità, perché risulta invece la combinazione di elementi diversi. Il regista è come il barman: deve aspirare a realizzare un buon cocktail. E il risultato è ricordo di qualcosa già visto, quindi guardare avanti vuol dire voltarsi indietro. Il mio tuffo nel passato comprende l'incontro con Pedro Almodovar. Ha visto il mio corto muto e demenziale, Mirindas atesina, in cui facevo io stesso i suoni con la bocca cantando i motivetti di sottofondo. E io pensavo: "Può pensare che abbia un futuro nel cinema o che sia un totale imbecille". Per fortuna ha scelto la prima opzione e così è nato il mio primo film, Azione mutante, nel 1993, dove per fortuna mi sono impuntato anche sulle scelte che lo lasciavano perplesso e alla fine non mi ha mandato via a calci". (segue)