Roma, 13 nov. - (Adnkronos) - L'idea del film nasce nel 1964 alla vigilia dell'ingresso dei carri armati sovietici in Cecoslovacchia, dove avrebbero dovuto essere effettuate le riprese, nel 1968. L'inizio della lavorazione nel febbraio del 1990. Le riprese nel marzo dell'anno successivo con l'ultimo ciak nel marzo del 2006. "E' difficile essere un Dio", l'opera a cui il regista russo Alexei Yuryevich German, scomparso lo scorso febbraio e' stato presentato in anteprima mondiale oggi al Festival del Cinema di Roma, dove questa sera verra' consegnato postumo ai familiari il premio alla carriera. "Abbiamo sempre continuato a pensare a questo film", spiega la moglie sceneggiatrice degli ultimi due film di German, Svetlana Karmalita, raccontandone la genesi e sottolineando che "e' un film sull'amore". "Non credo che mi succedera' piu' di partecipare ad un lavoro cosi' importante. A un lavoro tanto lungo e difficile ma il piu' felice", assicura l'attore che impersona il protagonista Yuri Klimenko. "All'inizio pensavo che ci avremmo messo tre anni. Dopo ho cominciato ad essere indifferente alla durata, a interessarmi solo al lavoro che stavamo facendo. E' un'autentica opera d'arte. Alexei ci ha regalato l'eternita"' aggiunge spiegando che per lui il senso del film e' che "ogni generazione vorrebbe cambiare le cose ma che nessuna riesce a farlo anche se non si puo' smettere di continuare a provarci. Fino a che ci saranno uomini questi contineranno a cambiare le cose". "Ho assistito solo poche volte alle riprese con mio padre. Ma ho visto la fatica con cui lui ha fatto questo film. Era come il lavoro di una atleta che solleva una tonnellata di peso. Noi non parlavamo di calcio, di macchine, di cose del genere. In tutto quel periodo lui ha vissuto d'arte. Guardarlo era come vedere Tolstoi scrivere 'Guerra e Pace', un uomo posseduto dall'arte del cinema" ricorda Alexei german jr, il figlio regista a sua volta che ha completato l'opera dopo la scomparsa del padre.