Roma, 15 nov. (Adnkronos) - Un viaggio attraverso le strade, le autostrade, le arterie d'asfalto d'Europa. Insieme, nella cabina di un camion, il conducente-attore, il regista-sceneggiatore e due fonici per raccontare, un una continua tensione creativa tra finzione e documentario, "un paradosso: quello di un lavoro che ti porta a vivere lontano dalle persone care per le quali, in fondo, stai lavorando". È 'Tir', di Alberto Fasulo, in concorso al Festival di Roma prodotto da Nefertiti Film con Rai Cinema e distribuito da Tucker Film. La pellicola racconta la vera esperienza di Branko Zavrsan, un ex insegnante di Rijeka diventato camionista per un'azienda di trasporti italiana: una scelta sofferta ma motivata da uno stipendio tre volte più alto. "Con Carlo ed Enrico (i due sceneggiatori Arciero e Vecchi, ndr) - ha spiegato Fasulo- abbiamo riflettuto molto sul concetto di crisi, economica, etica: volevamo raccontare il reale rapporto tra Branko, il lavoro e la famiglia lontana". Anche per questo, il regista ha filmato tutto da solo: "Sono l'unico a filmare perché voglio un rapporto diretto con ciò che racconto -ha raccontato- e l'unicità di inquadratura è funzionale a far concentrare lo spettatore sui contenuti e non sulla forma". D'altronde, ha sottolineato Fasulo, "filmare è per me un atto abbastanza fisico ed anche etico perché il posto dove mi metto crea una relazione con ciò che filmo. E poi non devo spiegare a nessuno che obiettivo voglio né avere una segretaria di edizione". (segue)