(Adnkronos) - I loro pezzi hanno spesso la qualita' e la trasparenza della musica da camera, pur mantenendo il potere incantatorio delle tradizioni popolari. Sembra quasi di sentire risuonare gli zoccoli dei piccoli e robusti cavalli mongoli dietro cui Genghis Khan fondo' uno dei piu' grandi imperi mondiali di tutti i tempi. Una musica che ci porta al nitido silenzio del deserto del Gobi, dove solo il vento canta tra le dune. Le sonorita' mongole appaiono lontane alle orecchie occidentali, ma gli Egschiglen ci avvicinano a una cultura affascinante della loro terra cosi' lontana, dimostrando nel contempo come aldila' di tutte le differenze culturali che vi possono essere sussista sempre un elemento comune dell'umana esistenza. La rassegna SacreArmonie continua a porsi l'obiettivo di indagare la relazione tra sacro, profano, spiritualita' e sapere, tratti distintivi che caratterizzano da sempre l'animo profondo della citta' di Padova. "Quest'anno piu' che mai il programma di SacreArmonie intreccia mondi e culture in un'apparente relazione di incontro/scontro - sottolinea il direttore artistico Maurizio Camardi - a partire dalla scelta dei palcoscenici degli spettacoli: cattedrali profane che ospiteranno traiettorie di rara spiritualita' e luoghi del sacro che si presteranno a diventare veri e propri teatri".