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Musica: Cassano (Matia Bazar), case discografiche succursali della tv

domenica 24 novembre 2013

2' di lettura

Roma, 20 nov. (Adnkronos) - "Le case discografiche sono diventate succursali della televisione, per questo non riescono ad entrare nei talent show cantanti e gruppi bravissimi e, sempre per la stessa ragione, ragazzi che vincono, come è il caso di Chiara ad 'X Factor', subito dopo fanno i testimonial della Tim. In sostanza, si parte dalla musica ma poi è la tv la padrona vera e assoluta". Ha le idee chiare Piero Cassano, compositore, musicista, produttore di tanti big e da sempre nei Matia Bazar. Ora che ha deciso, insieme ai colleghi Fabio Perversi e Nuccio Cappiello, di investire tempo e denaro per dare il via ad una audizione nazionale 'fuori dai talent ma dentro la musica' dal titolo 'Avivavoce', ha voglia di dire quello che pensa sui talent, sulla discografia e sulle cause che sono alla base della difficoltà di vendere all'estero i prodotti musicali italiani."Hanno preso parte a questa nostra audizione ragazzi che arrivano da tutta Italia, difficilissimi da selezionare perché sono per la maggior parte super bravi musicisti, cantanti, parolieri, compositori - spiega Cassano all'Adnkronos - Tanti di loro hanno provato a partecipare ai vari talent show restandone inspiegabilmente fuori". Ma sul fronte dei talent le valutazioni critiche non finiscono qui: "Tanti ragazzi entrano, firmano contratti discografici, nella maggior parte dei casi con l'etichetta Bmg, e poi vengono abbandonati dopo qualche mese di tv senza che le stesse case discografiche consentano loro di esprimersi con un disco. Cosa che, a mio parere, accade perché probabilmente la casa discografica cerca, attraverso contratti di questo genere, di togliere persone valide ai propri concorrenti e , nel contempo, non mettere i bastoni fra le ruote agli artisti su cui sta puntando. Ne ho viste negli anni di case discografiche prendere emergenti sotto contratto per evitare che potessero competere con il loro artista del momento!"."Avete mai visto nei talent suonare un gruppo con basso, chitarra, batteria, tastiera? No. Nei talent non ci sono -fa notare Cassano- I ragazzi cantano senza suonare o cantano a cappella. Allora -ragiona a voce alta Cassano- avevano ben ragione i Negramaro e i Modà. Non sono arrivati dai talent ed hanno dimostrato il loro valore avendo fiducia in produttori e discografici". Ma c'è dell'altro: "Basta con le cover: bisogna far cantare i ragazzi in italiano per capire se sanno interpretare il testo e se possono essere testimonial utili per quella che dovrebbe essere una rinnovata forza della canzone italiana. Ed invece su 10 canzoni otto sono in inglese e solo due in italiano e spesso scelte pure senza tener conto del tipo di voce che le dovrà cantare". (segue)

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