(Adnkronos) - “Quando la risata diventa momento di riflessione sulla vita - afferma Talarico - accade che la comicità prenda una piega più amara, più profonda, più verace. Perché un conto è se si ride sugli altri, un altro è se si riesce a sorridere dei propri drammi e delle proprie debolezze, allora sì, diventa tutta un’altra storia”. Perché andare a vederlo? Perché ci si rivede nei personaggi grotteschi della commedia: nella donna “cacciatrice” di uomini, nel bambino “cocco della maestra” a scuola, nella moglie abbandonata e ci si ritrova un po’ di ognuno di noi; perché in maniera delicata, si reclama il rispetto dell’omosessualità, attraverso una telefonata a senso unico, ancora in attesa di risposta; perché la maternità viene raccontata in modo ingenuo e autentico, con gli occhi di una ragazza comune, con le sue paure che oscillano tra il perbenismo e le opinioni popolari, ma che vogliono in qualche modo trovare un senso per andare avanti. Sul palco del Teatro Agorà, gli attori storici della Compagnia Incontroscena: Giuseppe Talarico, Serena Farnesi, Andrea Carpiceci, Letizia Barone Ricciardelli e Claudio Boschi, con l’aiuto della ballerina e coreografa Sara Telch. Le scenografie sono di Federico Farnesi e Antonio Catalano. Le musiche a cura dei Maestri Fabio Lombardi ed Ettore Carucci, l’aiuto regia è Andrea Rocchi.