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Lirica: giovedi' al Massimo di Palermo 'Sette storie per lasciare il mondo'

domenica 20 ottobre 2013

2' di lettura

Roma, 20 ott. (Adnkronos) - Il sonno come diagramma della Sicilia, che non è solo una tregua del vivere quotidiano, ma rappresenta anche l'assenza e la sparizione. Questo raccontano lo scrittore e regista Roberto Andò e il compositore Marco Betta in 'Sette storie per lasciare il mondo', l'opera 'Per musica e film', come recita il sottotitolo, che va in scena al Teatro Massimo di Palermo da giovedì prossimo alle 20,30, diretta da George Pehlivanian, con la regia dello stesso Andò, scene, costumi e luci di Gianni Carluccio e la regia video/videomaker di Luca Scarzella. "Un progetto partito molto tempo fa su impulso di Francesco Agnello, cui sono dedicate le recite del Teatro Massimo, che voleva mettere insieme compositori contemporanei e musicisti popolari", racconta Andò all'Adnkronos. Il progetto originale di Agnello portò alla realizzazione di 'La sabbia del sonno', su testo di Andò e musiche di Salvatore Sciarrino, Luciano Berio, Aldo Bennici e Marco Betta, la cui seconda tappa fu proprio 'Sette storie per lasciare il mondo' di Andò e Betta, andato in scena al Teatro Bellini di catania nel 2006. "Questa del Massimo di palermo -sottolinea Andò- rappresenta la tappa conclusiva del progetto, ampliato e modificato rispetto alla versione di sette anni fa". "E' un'opera che nasce -spiega ancora il regista- dal desiderio di creare una nuova drammaturgia per l'opera, che oggi non si può più scrivere come facevano Verdi o Donizetti, e che per la prima volta parte dalla fotografia". Il baricentro dell'opera infatti sono le fotografie dedicate al sonno, "tema indagato anche da Shakespeare o dal pittore Fuessli" fa notare Andò, scattate da ferdinando Scianna nell'arco della sua carriera. Divisa in sette parti, allude anche a sette persone scomparse nel nulla, tra le quali il fisico Ettore Maiorana e la bambina dello Zen, Santina renda. Il risultato è un'opera dove "non c'è un libretto narrativo, non c'è una storia raccontata, ma attraverso la filigrana di questi scomparsi e i sette film strutturati sulla partitura di Betta, si chiude il cerchio di una mia esperienza, che tiene conto del mio essere legato al cinema ma anche all'opera, che da regista ho portato in scena diverse volte, e al modo di pensarla oggi come viva. Mi interessa coinvolgere gli spettatori in momenti in cui apparentemente non accade nulla, ma c'è un'atmosfera trasognata che coinvolge in una dimensione diversa da quella dell'azione, anche con riflessioni che hanno una dimensione teatrale e, in molti casi, una risonanza civile, senza però alcuna retorica". (segue)

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