Cannes, 18 mag. (Adnkronos/Cinematografo.it) - "Il soggetto lo sento vicino, non sono piu' un figlio e sono diventato padre: credo che quella di raccontare la famiglia sia una scelta naturale". Cosi' il regista nipponico Kore-eda Hirozaku presenta 'Like Father, Like Son', in concorso al 66° Festival di Cannes e applaudito in proiezione stampa. Prossimamente nelle nostre sale con Bim, ha per protagonista l'architetto Ryota (Fukuyama Masaharu, popstar in patria), agiato, rampante, con una moglie e un bambino, Keita. Ma un giorno la consorte Midori riceve una telefonata dall'ospedale dove aveva partorito: Keita non e' il loro figlio, e' stato scambiato alla nascita, e il loro bambino biologico vive in una famiglia modesta ma gioiosa... "Mi focalizzo su questo padre oroglioso e mi chiedo come sia esserne figlio. Il confronto e' con l'altro padre: Ryota e' un vincente, l'altro, potremmo dire, un perdente, e anche le loro famiglie sono radiclamente diverse", dice Kore-eda, presenza costante sulla Croisette, precisando di "non aver voluto sottolineare le differenze tra due classi sociali, bensi' di aver voluto accostare a Keita un padre agli antipodi che potesse garantirgli il maggiore shock possibile. Chissa', forse sono stato cattivo...". "E' la storia di come si diventa padre", aggiunge Fukuyama Masaharu, sottolinenando il ruolo giocato dall'improvvisazione, "come fosse un concerto live", nella recitazione dei bambini. Spiega Kore-eda, "abbiamo creato una situazione prestabilita per vedere che avrebbero detto i due figli: non gli ho dato la sceneggiatura, i loro dialoghi sono spontanei, e' stato un gioco piu' che recitazione, erano loro a suggerire le battute". Se Fukuyama confessa di "non sapere che farei nella situazione del mio personaggio", Kore-eda parla del suo cinema: "Quando faccio un film, non penso al pubblico e al messaggio, lo faccio perche' ne ho voglia. Ma le reazioni degli spettatori mi insegnano molto, sono loro a dirmi che cosa ho messo nel film. Trovo conferma di quello che ho fatto".