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Mostra Venezia: Baratta, doc in gara segno della crisi, la gente ha bisogno di realta'

domenica 25 agosto 2013

2' di lettura

Roma, 24 ago. (Adnkronos) - L'irruzione, per la prima volta, dei documentari nel concorso della Mostra di Venezia e' un segno dei tempi, della crisi economica, del bisogno di realta' della gente. Lo spiega, all'Adnkronos, il presidente della Biennale di Venezia, Paolo Baratta: "L'apertura ai documentari e' coerente al carattere multidisciplinare della Biennale che ci ha portato negli anni scorsi a mettere in primo piano registi che facevano video arte e artisti che facevano film. I doc in concorso sono un segno di questo tempo di crisi, ci sono epoche nelle quali la gente sente il bisogno di realta', di vedere il mondo con un occhio piu' ricco, piuttosto che fantasticare. Quando le cose vanno bene tutti abbiamo voglia di avventura ma oggi c'e' desiderio di maturare, di cercare nel vissuto una riscoperta di noi stessi attraverso una maggior consapevolezza". La 70esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica si apre fra le stelle, con 'Gravity' firmato da Alfonso Cuaron, fuori concorso, ma alla alla sezione competitiva Venezia 70 concorrono fra gli altri, con i piedi ben piantati a terra, i doc 'The unknown known' di Errol Morris, avvincente ritratto di Donald Rumsfeld, uno dei grandi architetti della guerra in Iraq, e 'Sacro GRA' di Gianfranco Rosi, frutto di due anni di peregrinazioni con un mini-van sul Grande Raccordo Anulare di Roma per scoprire i mondi invisibili e i futuri possibili di questo universo circolare. Fuori concorso spicca poi 'Che strano chiamarsi Federico - Scola racconta Fellini' di Ettore Scola, che avra' uno spettatore d'eccezione, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che sara' a Venezia venerdi' 6 settembre e sabato 7: "L'ho invitato proprio a vedere il film di Scola", afferma Baratta. Se gli spettatori hanno voglia di stare con i piedi per terra la Mostra di Venezia ha il dovere di farlo: "la Mostra e' una creatura della Biennale, una figlia ormai un po' age', di 70 anni, alla quale vogliamo un gran bene come a tutti gli altri settori della Biennale ma che ha problematiche diverse -spiega Baratta- Il cinema e' a un tempo arte e industria, non si puo' organizzare un festival se non si persegue sia il valore artistico sia il rispetto delle necessita' di chi deve produrre e commercializzare". (segue)

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