Roma, 10 nov. (Adnkronos/Cinematografo.it) - L'inaugurazione del ciclo delle CineChat, gli incontri con il pubblico dell'ottavo Festival Internazionale del Film di Roma spetta a John Hurt che al festival è protagonista di una delle pellicole fuori concorso, la futuristica avventura made in Corea del Sud 'Snowpiercer' di Jon-ho Bong (in arrivo a marzo 2014 per Koch Media Italia), con Chris Evans, Tilda Swinton e Jamie Bell. "Mi è stato presentato come un viaggio a cui non potevo mancare -ha detto- e non ho mai avuto ripensamenti. L'ho visto per la prima volta qui in Italia e sono contento che il pubblico abbia apprezzato. Quello che mi piace del mio personaggio, Gilliam, è che non spiega la sua identità e la si capisce solo dopo". Ancora una volta l'interprete britannico cambia pelle con estrema facilità calandosi perfettamente nei panni di un leader all'indomani di una glaciazione che ha quasi sterminato il genere umano. "Non sono un attore con un metodo - spiega alla platea capitolina - perché il tono della recitazione dipende dallo stile del film, che richiede o meno ricerca o esercizio". L'amore per le performance artistiche affonda in radici lontane: "Ho iniziato a 9 anni -ricorda Hurt- interpretando una bambina in una recita scolastica nella scuola maschile che frequentavo. È stato il momento rivelatore della mia vita, anche se i miei genitori non la pensavano così. Dopo la guerra contavano due valori: la rispettabilità e la sicurezza e nessuno dei due veniva associato alla professione dell'attore. Mi hanno fatto studiare arte sperando che diventassi insegnante, ma poi ho conosciuto due ballerine australiane che stavano imparando la danza spagnola e mi hanno convinto a iscrivermi alla Royal Academy of Dramatic Art e tutto è cambiato". (segue)