(Adnkronos) -'La citta' di plastica' in questa settimana di spettacolo, propone anche incontri con gli studenti, con il pubblico e mostre fotografiche, che come le voci delle tre protagoniste danno ascolto alle cronache dei nostri tempi. Dall'Iran, la voce di Neda Salehi Agha Soltan, la studentessa uccisa a Teheran, durante le proteste divampate dopo le elezioni presidenziali del 2009 e barbaramente represse dal regime. La sua storia ha emozionato il mondo grazie alla diffusione di un video amatoriale che ne ha documentato la morte. Dall'Afghanistan, la storia di Hanifa. E lo strazio di migliaia di ragazze che per sfuggire alla schiavitu' dei matrimoni combinati, all'orrore di un marito vecchio e brutto, scelgono di darsi fuoco. Si cospargono di benzina e si bruciano. Alcune muoiono, altre finiscono ustionate a vita. E' la loro dannata strada per la liberta'. Dal Kenya, l'ultima protagonista: si chiama Rose. Come le rose che lei va a tagliare, nelle serre sul lago Neivasha. Costretta per pochi dollari a respirare polveri tossiche e concimi killer, dieci ore al giorno sotto i teloni a piu' di quaranta gradi. Una citta' di plastica sorta per il profitto delle multinazionali, che produce tumori e fiori. Fiori che finiscono in occidente, comprati e scambiati come simbolo d' amore.