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Milan, Gennaro Gattuso è l'ultimo cinese: "Che amarezza", le ultime ore di angoscia

di Davide Locano domenica 29 luglio 2018

3' di lettura

«Se sono diventato questo allenatore, i meriti sono di Fassone e Mirabelli, che me ne hanno dato la possibilità. C’è grande rammarico e amarezza, ma dobbiamo guardare avanti». Appena sbarcato negli Usa per la International Champions Cup, Rino Gattuso non si nasconde dietro la diplomazia. Nonostante l’ex ad sia stato licenziato sabato e ieri sia arrivata l’ufficialità dell’esonero del ds (via anche il segretario generale Mangiarano) il tecnico del Milan non dimentica chi gli ha dato l’occasione di guidare la prima squadra. GELO CON ELLIOTT Chissenefrega delle buone maniere e dei rapporti delicati con i nuovi padroni, l’uomo viene prima del professionista. Anche perché il Gattuso allenatore è ormai rimasto solo, dopo che Elliott ha mandato al Diavolo gli ultimi 15 mesi di storia del club. Il tecnico era apparso già corrucciato il giorno del ritiro quando aveva Mirabelli al suo fianco, figurarsi adesso negli Usa con tutto il peso del futuro sulle spalle (dove alle 5 italiane di domani affronterà il Manchester United) e Bonucci in fuga («deve parlare con la società»): «Non ho ancora avuto nessun confronto con la proprietà, ma solo con Leonardo. Sono un dipendente del Milan, ho un contratto, e lo stesso vale per i giocatori», sono le parole di Rino che confermano il gelo con la Elliott. A prescindere dai comunicati. Leggi anche: Gattuso, la resa su Leonardo Bonucci Su di lui aleggia lo spettro di Antonio Conte, qualcosa più di una tentazione per Elliott. La situazione non è semplice. L’ex allenatore del Chelsea ha un braccio di ferro aperto con i Blues per i 10 milioni di euro rimanenti del suo contratto e aveva l’intenzione di prendersi un anno sabbatico, ma sarebbe pronto a tornare in Italia per un’offerta interessante (6,5 milioni il suo ingaggio inglese). Allo stesso tempo, la nuova proprietà sa quanto sarebbe complicato esonerare Gattuso a poche settimane dal via del campionato, in piena tournée americana. Conte, insomma, entrerebbe subito in gioco solo se il malessere dovesse portare alle dimissioni il mister della rinascita rossonera. Altrimenti Rino inizierà la stagione, consapevole che alla prima difficoltà Elliott avrà già pronto il nome per sostituirlo: «Magari sarò contestato anche io, quando sbaglierò due partite», aggiunge non a caso. Una situazione ancor più complicata - almeno a livello personale - di tutte quelle vissute in passato tra Palermo, Creta e Pisa. Nelle strategie convulse di questi giorni, non c’è fretta nemmeno di arrivare a Ivan Gazidis, attuale Ceo dell’Arsenal. Si chiuderà più velocemente per Umberto Gandini, che deve liberarsi dalla Roma per tornare dove ha lavorato per 23 anni. Si ragiona anche con Paolo Maldini, pronto a rientrare - da vicepresidente alla Nedved - in una società finalmente credibile. LA LETTERA DI ADDIO A muovere le fila è sempre Leonardo, direttore dell’area tecnica. Già attivissimo sul mercato (continuano i contatti per Higuain, il cui arrivo è comunque slegato dall’affare Bonucci), il brasiliano è in cerca di un ds che lo affianchi: Giuntoli - nonostante le smentite del Napoli -, Sogliano, già idea di Galliani, e l’ex Braida sono i candidati. Ieri, infatti, si è chiusa definitivamente l’era cinese con l’addio di Massimiliano Mirabelli. Nessuna proposta di risoluzione dal neopresidente Scaroni, ma solo l’esonero, atteso e inevitabile. «Ho provato con tutte le mie forze a regalarvi il miglior Milan possibile, perché voi milanisti vi meritate di tornare sul tetto d’Europa e del mondo. Ci tornerete, ne sono sicuro», è il suo saluto dopo una campagna acquisti da 220 milioni nell’estate passata, il braccio di ferro per Donnarumma e la crisi post-Montella con l’intuizione Gattuso. «Servire il Milan per me è stato un onore». di Francesco Perugini

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