La campionessa

Martina Trevisan, la malattia e il tentativo di farsi del male: cosa nasconde il suo passato

Leonardo Iannacci

È stata semplicemente la più forte. E non soltanto della teenager canadese Leylah Fernandez, già finalista agli US Open 2021 e battuta sul campo per 6-2, 6-7, 6-3. Ieri Martina Trevisan, 166 centimetri di grinta e tenerezza, ha definitivamente sconfitto, sotto il cielo di Bois de Boulogne, in una Parcosì bella come lo può essere soltanto in maggio, ben altri perfidi rivali che le hanno graffiato la vita: ad esempio i ricordi dei troppi fantasmi che hanno afflitto la sua mente quando era ancora un'adolescente e fu costretta al ritiro dal tennis per quattro lunghissimi anni a causa di una grave e perdurante forma di anoressia. 

 

E poi le paure di non tornare ad essere più un'atleta come lo era prima della malattia, quando si vedeva troppo grassa, soprattutto nelle gambe, e si colpevolizzava non mangiando mai. Infine, i timori di non riuscire a tornare ad essere una tennista di livello, di diventare come le grandi campionesse azzurre che aveva visto dominare quando lei era adolescente a Firenze: la Pennetta, la Schiavone, la Errani, la Vinci. 

CONVINTE
Ieri, invece, Flavia, Francesca e Roberta, presenti qui al Roland Garros nelle vesti di leggende del tennis che fu, hanno applaudito convinte questa 28enne fiorentina che ha affrontato e vinto l'anoressia con salutari sedute di yoga e che, quando può, si precipita allo stadio a tifare per la squadra viola di mister Italiano. A casa, tutti atleti: fanno il tifo per lei mamma Monica, maestra di tennis, e papà Claudio che è stato un calciatore arrivato a giocare in serie B. Il fratello Matteo è un ex tennista che ha vinto il doppio a Wimbledon nella categoria juniores. Tecnicamente Martina è una tennista mancina, con un diritto che fa male, diventata campionessa e approdata ieri alla prima semifinale major della sua carriera dopo una battaglia dura ed emozionante con la Fernandez, chiusa al terzo set dopo 140 minuti di gioco teso e vibrante.

Nella semifinale in programma domani sul campo centrale dell'impianto parigino dedicato all'aviatore francese morto durante la Prima Guerra Mondiale, la Trevisan affronterà la diciottenne statunitense Coco Gauff che nei quarti di finale ha inflitto una sonora lezione alla connazionale Sloane Stephens alla fine un derby Usa terminato 7-5, 6-2.

Domani è un altro giorno e i favori del pronostico sono tutti dalla parte della Gauff, indicata come l'erede di Serenona Williams. La Trevisan, però, ha già battuto proprio a Bois del Boulogne, due anni fa, la 18enne americana: vinse in rimonta con il punteggio di 4-6, 6-2, 7-5.

 

E Martina ha confermato ieri di avere un feeling particolare con il Roland Garros: nel 2020, con il mondo prigioniero della pandemia, aveva già stupito Parigi e, dopo aver regolato la Gauff, era approdata sino ai quarti di finale, battuta solo da Iga Swiatek. Già allora Martina si era guadagnata l'ammirazione di tutti per la tenacia mostrata in campo e il tennis aggressivo. Doti che le sono state care ieri contro la Fernandez, scesa in campo dolorante per problemi di vesciche.

Il racconto del match giocato all'ora di pranzo, mentre lungo la Rive Gouche della Senna i parigini si gustavano zuppe di cipolla e plateau de fromage, ha visto Martina partire decisa, andare sul 3-1, quando la Fernandez è stata costretta a chiamare medico e fisioterapista per cercare di lenire il fastidio al piede. Implacabile, la Trevisan ha chiuso il primo set per 6-2.

FANTASMI
Altalenante la seconda frazione di gioco che ha visto la canadese giocare con più continuità. Martina, però, ha avuto una prima possibilità di chiudere il match visto che si è trovata in vantaggio per 5-4 e 40/30, ma è stata incapace di farlo, perdendo malamente al tie-break, quando ha rivisto i fantasmi del passato. Tutto finito? Macché, la Fernandez non aveva fatto i conti con il carattere di Martina, con la cattiveria tennistica dell'azzurra che ha dominato il set decisivo con un parziale di 7 punti di fila, per portarsi sul 4-0 al termine del game più lungo e chiudere per 6-3. 

Mai così bella, Parigi, deve essere sembrata a Martina che ha raccontato divertita: «Alla fine del secondo set, perso al tie-break, ero stanca e avevo bisogno di andare in bagno perché mi scappava la pipì. Restare in una toilette, lontano dal pubblico e dallo stress, mi è servito. Stavo giocando per andare in semifinale e avevo ancora un set davanti a me, quindi era giusto ripartire da zero». Rispetto a due anni fa, quando era stata la sorpresa arrivando ai quarti, la Trevisan non vede parallelismi: «È una situazione diversa. Nel 2020 avevo poca esperienza. Oggila sto vivendo in maniera migliore rispetto ad allora e vorrei non finisse mai». Come non crederti, Martina?