L'angolo della moviola di Mediaset nel dopo partita di Bologna-Milan regala momenti di un certo imbarazzo. L'ex arbitro e da anni commentatore Graziano Cesari analizza uno dei momenti più contestati della finale di Coppa Italia vinta 1-0 dagli emiliani di Vincenzo Italiano, la gomitata al petto di Beukema al rossonero Gabbia, non vista dal direttore di gara Mariani, seguita pochi secondi dopo dalla durissima entrata di Ferguson su Rafa Leao lanciato a rete, punita con un cartellino giallo che sarebbe potuto anche essere un rosso. Si era ancora sullo 0-0 e un'eventuale espulsione avrebbe complicato e non poco la vita ai rossoblu.
Ospite in collegamento c'è proprio un delusissimo Matteo Gabbia. Il difensore centrale, classe 1999, non cerca alibi per il flop totale del Diavolo e a un certo punto, replicando alle osservazioni di Graziani, si rivolge alla giornalista e conduttrice Monica Bertini definendo l'ex arbitro "il suo collega". Segno, hanno notato in tanti sui social, che evidentemente non avesse idea del precedente lavoro dell'opinionista. Un fatto motivato certo da questioni anagrafiche (quando Cesari era in attività, Gabbia non era ancora nato o al massimo un bambino), anche se ormai la carriera televisiva di Graziano è stra-consolidata.
"La gomitata è un brutto gesto - spiega Gesti riguardo al contrasto Beukema-Gabbia -, soprattutto quando viene accompagnata da un digrignare i denti, cioè è voluta, è cercata. L'arbitro Mariani non può vedere perché sta controllando lo svolgersi dell'azione alla sua sinistra, quando si gira Matteo è già caduto. Guardate bene l'espressione del volto del giocatore del Bologna e la gomitata. In questo caso la mia domanda è: gomitata, Regola 12, cartellino rosso, l'arbitro non può vedere, perché il VAR non è intervenuto visto che erano in tre? Le tre persone che erano al VAR hanno ritenuto irrilevante questa gomitata, con forza irrilevante, ma non sono gli addetti al VAR che devono giudicare questo episodio. È l'arbitro di campo che deve essere messo nelle condizioni di andare a vedere e poi giudicare lui, perché è l'arbitro di campo che deve giudicare questa situazione".