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Una settimana da scudetto

di Claudio Savelli martedì 6 gennaio 2026

3' di lettura

La classifica, arrivati quasi al giro di boa, si è finalmente frammentata, delineando confini netti tra le varie ambizioni: Roma e Juventus, frenate dalle loro incertezze, sembrano destinate a giocarsi il quarto posto, nella speranza che anche il quinto diventi buono perla Champions, mentre lassù l’aria si è fatta rarefatta per tre contendenti: Inter e Napoli, come da copione dello scorso anno, e il Milan di Allegri che avanza a suon di corto-musate e sorride sornione al pensiero di avere davanti solo le 21 partite di campionato che restano. Ma è su nerazzurri e azzurri che si concentrano gli occhi di tutti perché domenica c’è uno scontro diretto che cade a fagiolo. Sarà un vero spartiacque, completamente diverso dalla gara d’andata del 25 ottobre, perché oggi Inter e Napoli sono entrambe nel loro “prime”, come dicono i giovani, e ci sono arrivate con evoluzioni opposte che si attraggono.

Le prove di forza contro Bologna e Lazio sono state due manifestazioni di potenza simultanee: partite aperte con ferocia e chiuse con autorevolezza. Il merito va soprattutto ai due timonieri, Chivu e Conte, che hanno lavorato sulla materia viva con metodi antitetici ma risultati identici. Da una parte ci sono i micro-aggiustamenti di Chivu, dall’altra i macro-aggiustamenti di Conte. Il tecnico nerazzurro ha operato con il bisturi, inserendo gradualmente ma con intelligenza pedine chiave: Luis Henrique a destra, in barba ai critici prevenuti che continuano a metterne in dubbio il valore, sta garantendo una fase di costruzione nettamente più fluida di quanto non offrisse Dumfries; Akanji progressivamente spostato al centro della difesa; Zielinski, aspettato e ora esploso in una forma smagliante. L’Inter è rimasta uguale a se stessa solo nella forma del 3-5-2 perché nella sostanza è tutta un’altra squadra. Le occasioni migliori non nascono più dal possesso, ma dal recupero palla: l’Inter è prima in serie A per gol da recupero offensivo (6) e per xG prodotti da questi recuperi alti (0,29 a partita).

In sei mesi, i nerazzurri sono passati dall’essere la squadra più contraria al trend contemporaneo del pressing a esserne la prima interprete. Dall’altra parte ci sono i macro-aggiustamenti di Conte. E qui risiede la contraddizione fantastica di un allenatore che si lamenta di non avere i giocatori adatti salvo poi rivelarsi un trasformista e decisionista straordinario, capace di trovare sempre la quadra tattica per valorizzare ciò che ha. Il passaggio al 3-4-3 è stato l’illuminazione: ha allargato la rosa dando spazio a riserve dimenticate, ha valorizzato batteria di esterni a tutta fascia e la duttilità di gente come Elmas. Al centro di tutto c’è il propulsore-Neres, per il quale ieri si è tirato un sospiro di sollievo (solo trauma distorsivo, nessuna lesione, ma è comunque corsa contro il tempo per domenica). Nelle sei gare con il nuovo modulo, il Napoli ha abbassato il baricentro (possesso nel terzo offensivo crollato dal 63% al 52%) ma ha guadagnato una verticalità letale (xG da ripartenza passati da un nullo 0,02 a 0,13) e una solidità blindata (da oltre un gol potenziale concesso a partita a mezzo). Il bello è che questo scontro titanico ha un avvicinamento gemello. L’Inter va a Parma (domani alle 20.45, diretta Dazn e Sky Sport), il Napoli ospita il Verona (domani alle 18.30, diretta Dazn): due impegni sulla carta gestibili che non dovrebbero scompensare energie. Ed entrambe, salvo colpi di scena in questo infrasettimanale, arrivano allo scontro diretto nel momento in cui si sentono, e dimostrano di essere, le due squadre più forti.

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