Davanti alla reazione violentissima di Antonio Conte in Inter-Napoli, molti tifosi nerazzurri hanno inveito contro il loro ex allenatore, che ha gridato "vergogna" all'indirizzo di arbitro Doveri e quarto uomo Colombo in occasione del rigore assegnato ai padroni di casa per il fallo di Rrahmani su Mkhitaryan. C'è qualcuno però tra loro che non la pensa così. Anzi, forse prova sentimenti addirittura opposti: e quel qualcuno è Massimo Moratti in persona.
L'ex presidente del Triplete, cuore interista per antonomasia, al termine del pareggio 2-2 nel match scudetto parla di "bellissima partita, giocata da due squadre forti, diverse tra loro ma entrambe di grande valore". Contattato da Radio Tutto Napoli, mette subito in chiaro: "Al netto di tutte le polemiche, il risultato mi sembra giusto".
Segue una domanda maliziosa: "Quanto ha inciso il carattere di Antonio Conte? Le sarebbe piaciuto averlo allenatore dell'Inter?", come avvenuto nel biennio 2019-21, con uno scudetto e un secondo posto, oltre a una finale di Europa League (persa contro il Siviglia). La risposta del patron è senza tentennamenti: "Senza dubbio sì. Conte è un vincente ed è anche una bella persona. Mi sarebbe piaciuto molto averlo come allenatore". Parole chiare e inequivocabili, anche se va detto che il giudizio di Moratti su Cristian Chivu, suo ex giocatore nell'anno d'oro 2009/10 è sempre stato più che buono, dal punto di vista tecnico e umano.
Il confronto diretto (dopo la vittoria azzurra per 3-1 al Maradona dello scorso 25 ottobre) ha in ogni caso confermato il Napoli come "una squadra da temere perché risponde sempre nei momenti importanti. Ha carattere, personalità e nonostante le tante assenze non lo dimostra in campo", mentre l'Inter "gioca bene, fa belle cose. Ci si aspetta sempre qualcosa in più, ma le partite le gestisce con qualità". Difficoltà con le big? "Quest'anno - spiega Moratti - si porta dietro l'eredità psicologica delle due sconfitte pesanti di fine stagione, soprattutto la finale di Champions. Chivu è stato bravissimo a rimettere in piedi la squadra da punto di vista mentale. E' più un limite psicologico che tecnico".