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Jannik Sinner, Paolo Canè getta un'ombra: "Come l'ho visto con Djokovic"

di Lorenzo Pastuglia martedì 3 febbraio 2026

2' di lettura

Paolo Cané non usa filtri quando parla di Jannik Sinner e parte da una sensazione netta: “Io però non l’ho visto benissimo — dice in una intervista a Fanpage — mi è sembrato molto giù, triste”. È l’immagine che gli è rimasta addosso dopo la semifinale persa con Djokovic agli Australian Open, una sconfitta che secondo l’ex azzurro nasce soprattutto da una scelta sbagliata: “Secondo me Sinner ha sbagliato la tattica, ha giocato troppo veloce, gli ha dato troppo ritmo”. E insiste: “Se ti metti a fare solo pallate, perdi tre set a zero. Perché lo fai giocare comodo, quasi da fermo”.

Cané non mette in discussione il valore di Jannik, anzi. Ricorda che “Sinner non ha giocato al 100%”, che “le aspettative su di lui sono enormi” e che “è normale avere qualche passaggio a vuoto”. Ma individua un punto chiave: “Pochissime discese a rete, palle break non sfruttate. A quel livello sbagli e vai a casa”. E aggiunge un dettaglio che pesa: “Sulle distanze molto lunghe, oltre le quattro ore, nei cinque set non ha mai portato a casa una partita”.

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Nel quadro generale, però, la fiducia resta: “Sono fiducioso sicuramente”. Anche perché il tennis moderno “è potente, poco vario”, e chi sa fare qualcosa in più emerge. Qui entrano Carlos Alcaraz e Novak Djokovic. Su Carlos, Cané è chiarissimo: “Ha scelto la strategia giusta, variava con lo slice, cercava di muoverlo”, e dopo la vittoria finale “ha avuto grande fiducia e ha dimostrato tutto coi risultati”. Diverso il discorso su Zverev, dove il limite è mentale: “Quando deve chiudere il match, gli viene il braccino”. Cané non gira intorno alla parola che usa lui stesso, spiegando che “vinceva 5-2, poi 5-3, 5-4 e servizio, e non ha giocato”. Per questo, oggi, il panorama è chiaro: “Bravissimo Sinner, bravissimo Alcaraz. Campioni, giovani, record su record”. E il futuro, per loro due, resta apertissimo.

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