La Juventus esce dal pareggio con la Lazio con una sensazione doppia: ai fini della classifica sono due punti persi, ma la rimonta finale lascia comunque qualcosa a cui aggrapparsi. I bianconeri preferiranno ricordare come sono riusciti a risalire, piuttosto che il modo in cui erano sprofondati sotto di due gol, schiacciati dal limite che continua a emergere con chiarezza: la difficoltà a trasformare la mole di gioco in pericolosità reale. Domenica i tiri sono stati 34, i gol due, arrivati solo nel recupero.
Le reti del 2-2 sono state figlie del calcio più semplice: cross e colpo di testa in mezzo all’area. Prima Cambiaso per McKennie, poi Boga per Kalulu. Segna tutto tranne che un centravanti, e non è un dettaglio. Con un attaccante vero, o anche solo parzialmente tale, probabilmente la Juve non avrebbe dovuto aspettare il 96’. Il problema è strutturale: tanto volume, poca immediatezza. Una manovra che fa rumore ma spesso non fa male, perché manca lo sbocco naturale, quello che accorcia il tempo tra il passaggio e il tiro.
Fino allo 0-2 la partita è stata esattamente questo: la Juve ad attaccare senza mordente e la Lazio ad anestetizzare tutto con l’organizzazione difensiva di Sarri. I biancocelesti hanno rinunciato al controllo del centrocampo, ma quando hanno ribaltato il fronte lo hanno fatto con una precisione chirurgica. Due contropiedi, due gol. Il primo nasce da un errore pesante di Locatelli, sorpreso da Maldini prima di servire Pedro. Il secondo è un mix di bellezza e disattenzioni: il lancio di Cataldi, il destro sotto la traversa di Isaksen, ma anche la copertura sbagliata di Cambiaso e la risposta lenta di Di Gregorio.
Da lì è cominciata un’altra gara. Nel disordine della rincorsa, la Juve ha dato il meglio, come se dal gioco ragionato traesse pochi benefici, mentre dalla disperazione riuscisse a estrarre energia. Nel primo tempo una sola vera occasione, nel secondo una valanga, anche a costo di perdere equilibrio. La Lazio ha avuto almeno tre chance per chiuderla, sprecandole tutte, compreso un clamoroso tre contro uno gestito malissimo da Nuno Tavares, Noslin e Dele-Bashiru.
Alla fine l’assedio ha pagato, complice anche l’uscita acciaccata dei centrali laziali e le parate di Provedel. Nel post partita, però, la scena se l’è presa Luciano Spalletti su Dazn, con una lunga disamina sul Var chiusa da un gesto diventato subito virale: un bacio sulla spalla della giornalista Federica Zille. “Ti posso dare un bacio? Anche questo è un contatto”, ha detto sorridendo. Un finale surreale, proprio come una partita che la Juve non ha vinto, ma che racconta ancora una volta tutti i suoi paradossi.