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Federico Cinà conquista il Challenger, l'azzurro si affaccia tra i grandi

di Carlo Galati lunedì 2 marzo 2026

2' di lettura

La notte di Acapulco Flavio Cobolli non la dimenticherà mai. Come non dimenticherà quel pomeriggio di Amburgo, quando conquistò il primo titolo ATP 500 della carriera. In Messico si è preso il secondo, facendo di più: ha confermato di essere ormai un giocatore da grandi palcoscenici, mettendo la firma su una settimana di maturità e personalità. In finale ha battuto Frances Tiafoe 7-6(4) 6-4, illuminando la scena del tennis italiano e internazionale. Non soltanto per il trofeo, ma perché questo successo lo proietta al numero 15 del mondo, nuovo best ranking: prima di lui, nell’Era Open, solo otto italiani erano riusciti ad arrampicarsi così in alto, ed è una compagnia pesante che parte da Panatta e arriva fino a Sinner passando per Bertolucci, Barazzutti, Fognini, Berrettini e Musetti. Un club ristretto, che oggi si allarga con il nome del ragazzo nato a Firenze ma romano nel DNA.

Acapulco storicamente nel circuito è torneo spartiacque, anticamera dei Masters 1000 americani, il “Sunshine Double”, tra Indian Wells e Miami. Cobolli ci arriva con le scorie di un avvio di stagione complicato, ma anche con la consapevolezza maturata nelle ultime settimane nelle quali si è ritrovato. Flavio costruisce il successo con profondità e coraggio: nel primo set sciupa un set point, non perde il focus accelerando con personalità nel tie break. Nel secondo l’equilibrio resta sottile: break, controbreak, poi lo strappo sul 4-4 e l’ace che apre la porta al trionfo. È il più giovane campione ad Acapulco dai tempi di Thiem che vinse a 22 anni. E soprattutto è un giocatore ormai completo, capace di vincere sul rosso e di imporsi su un cemento esigente.

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Perché mentre Cobolli illumina il Messico, dall’India arriva il segnale di una generazione che spinge. Nel Challeneger di Pune, Federico Cinà, classe 2007, supera il britannico Gill 6-3 5-7 7-6(1) in due ore e mezza e annullando 5 match point al proprio avversario. Testa di serie numero sei, sangue freddo nel tie break decisivo, e un balzo fino alla posizione 183 del ranking. È un titolo che pesa in prospettiva, che racconta la profondità di un movimento capace di rinnovarsi senza perdere slancio, anzi allargandosi sempre più, con i trionfi attuali e quelli che stanno per arrivare, con Cinà e Vasamì a rappresentare la nuova generazione che sta già arrivando.

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