Due ori olimpici al collo, dieci mesi tirati come una corda di violino e poi lo stop. Intelligente, lucida, quasi spietata con se stessa. Federica Brignone chiude la stagione e, come racconta al Corriere della Sera in un’intervista, non pensa solo alle piste, ma al futuro. E questo, per una che non vuole “vivere di rendita”, si chiama investimenti. La campionessa è entrata in società in “Miscusi”, catena di ristoranti-pastifici fondata da Alberto Cartasegna. “Mi sono innamorata subito del progetto”, spiega. “Non mangio un piatto di pasta, ma un ‘certo’ piatto di pasta”. Tradotto: qualità, filiera controllata, sostenibilità. Non testimonial, ma socia. Non comparsa, ma parte attiva.
Il punto è un altro: Brignone sa che lo sci non è il calcio. “Nello sci non si guadagna come in altri sport”. E allora testa e calcolatrice. “Quando terminerò la carriera dovrò investire in qualcosa, lavorare. Non posso permettermi di chiudere tutto e vivere di rendita, assolutamente no”.
Parole che suonano come uno schiaffo alla retorica dell’atleta milionario. Il brand? Sì, ma con giudizio. “Va bene diventare un brand, ma quello di una persona con i piedi per terra. Se dovessi promuovere qualcosa che va oltre la mia persona, direi no. Piuttosto sparisco per l’eternità”.
Linea chiara: niente svendite. Accanto a lei la manager Giulia Mancini, il fratello Davide, qualche amico fidato. “La parola finale spetta a me”. E sui soldi: “Sono parsimoniosa”. Però senza ossessioni: “L’unica ricchezza è il tempo”. Intanto, all’orizzonte ci sono i Mondiali e una domanda che pesa: “Quanto sono disposta ancora a soffrire?”. La risposta arriverà giorno per giorno. Ma una cosa è certa: che sia tra i pali stretti o davanti a un piano industriale, la competizione non cambia: “La vera sfida è con me stessa”. E lì, di solito, Federica non perde. Quanto al gossip e al presunto fidanzamento con il modello senegalese 36enne James Mbaye, la Brignone fa catenaccio: “Metto un muro, mi difendo con i denti e con le unghie”.