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Nicoletta Romanozzi, la rivelazione: "Come ho aiutato Gigio Donnarumma"

di Lorenzo Pastuglia lunedì 9 marzo 2026

2' di lettura

Quando Gianluigi Donnarumma è arrivato al Paris Saint-Germain, dopo la discussa fine col Milan, si è trovato davanti a una sfida diversa da tutte le altre: non solo quella del campo, ma anche quella emotiva. A raccontarlo è la mental coach Nicoletta Romanazzi, che negli ultimi anni ha lavorato con atleti di altissimo livello aiutandoli a gestire pressione, aspettative e momenti difficili. 

Il lavoro con il portiere della Nazionale è stato soprattutto mentale, legato alla gestione delle critiche e al rapporto con i tifosi milanisti dopo l’addio al club. “L’ho aiutato a gestire la pressione, perché per i tifosi un gol è sempre colpa del portiere — ha raccontato in una intervista al Corriere della Sera — E a mantenere alta la concentrazione”. Ma una parte importante del percorso ha riguardato anche il peso emotivo del passato: “Ha accettato che i tifosi si fossero sentiti traditi, anche se non aveva lasciato la squadra con quell’intenzione e pure lui aveva sofferto”.

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Romanazzi è diventata una figura molto conosciuta nello sport italiano, soprattutto dopo le Olimpiadi di Tokyo, quando Marcell Jacobs la ringraziò pubblicamente per il lavoro svolto insieme dopo i due ori conquistati: “Grazie a lui tutti all’improvviso sapevano quello che facevo. Ma io ero mental coach già da vent’anni”, spiega. Negli anni ha lavorato con campioni di tante discipline, dal karateka Luigi Busà al portiere Mattia Perin. Con quest’ultimo il percorso è partito dalla gestione dell’errore: “Mattia andava in tilt, dopo un gol subìto poteva passare una settimana senza parlare con nessuno — ha detto ancora — Abbiamo lavorato per percepire l’errore come un alleato prezioso per capire cosa migliorare”.

Non solo sport. Romanazzi ha affiancato anche Fedez nella preparazione al Festival di Sanremo: “È riuscito a godersi ogni attimo — ha aggiunto — Sono molto colpita dal suo impegno e dal cambiamento concreto che ho visto”. Il principio alla base del suo lavoro è semplice ma potente: spesso il vero avversario siamo noi stessi. “Il critico interiore può diventare un killer se non impariamo a riconoscerlo”. Il miglior antidoto è uno solo: “L’ironia — ha concluso — utile a disinnescare il critico interiore”.

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