A Paolo Bertolucci è bastato guardare negli occhi Jannik Sinner per capire che il fenomeno di San Candido era tornato, per davvero. La finale di Indian Wells vinta contro Daniil Medvedev in due tiratissimi set, e prima ancora la sfida contro il baby prodigio Joao Fonseca, hanno messo in mostra un altoatesino di nuovo tirato a lucido, dopo l'addio zoppicante di 2026. Intendiamoci: nonostante la semifinale persa agli Australian Open e il ko a Doha, era sbagliato parlare di crisi.
D'altronde, il numero 2 del Ranking Atp "ha viziato il popolo tennistico, perde una partita, scatta la tragedia", sottolinea Bertolucci nel suo commento sulla Gazzetta dello Sport. "Giocatori di questi livelli che giocano 17 tornei all’anno ne vincono in media 6 o 7, quindi è matematico che le altre dieci volte perdano. È questo il calcolo che bisogna fare".
A pesare sull'inizio di stagione "i postumi del virus che non gli aveva permesso di essere al top a Melbourne e Doha" e "in questo tennis, se non sei fisicamente al 100% sei vulnerabile". Ritrovato il fisico, la mente e il cuore di Jannik hanno fatto il resto. "Anche nel turno con Fonseca, quando ha dovuto annullare tre set point nel primo set, guardando in faccia Jannik si notava un’espressione sicura come a dire 'Tranquilli, è tutto sotto controllo'. La poker face che non lascia trasparire le emozioni può sembrare illeggibile eppure, per chi lo conosce bene era chiaro che anche nei momenti più tesi della partita contro Daniil Medvedev stesse bene", nota l'ex capitano azzurro di Coppa Davis, vincitore della Insalatiera da giocatore nella mitica squadra del 1976.