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Jannik Sinner, la clamorosa verità di Petkovic: "Quando parla tedesco"

giovedì 26 marzo 2026

2' di lettura

Le parole di Joao Fonseca di qualche giorno fa, dopo la sconfitta contro Carlos Alcaraz hanno fatto discutere tutto il mondo del tennis. Il 20enne brasiliano ha definito Jannik Sinner "un robot" e non è parso propriamente un complimento, visto che il baby fenomeno sudamericano ha poi elogiato il gioco vario e tecnicamente prodigioso dello spagnolo numero 1 al mondo.

Non la pensa come lui Andrea Petkovic, tedesca ex numero 9 al mondo e oggi apprezzata analista del circuito. Se Jannik ha addirittura applaudito Fonseca ("Ha ragione, descrizione perfetta"), Andrea ospite del podcast The Big T regala una versione di Sinner decisamente diversa, se non opposta. 

"Ho avuto il piacere di intervistare Jannik in tedesco, in realtà è bravissimo anche in inglese. Non si può credere come parla di tennis: in inglese è ottimo, ma credo che a volte sia un po' più cauto. È molto più divertente in tedesco o forse semplicemente più sciolto nella lingua con cui è cresciuto. Penso che le lingue facciano emergere lati diversi della personalità".

"Il modo in cui parla di tennis, soprattutto quando gli chiedi di tattiche specifiche, è impressionante. Mi ricordo un'intervista, dopo che aveva battuto Ben Shelton a Wimbledon in tre set, tutti incredibilmente combattuti, con Ben che aveva giocato davvero bene. Gli ho chiesto come aveva gestito la risposta al servizio e il livello di dettaglio in cui è entrato era straordinario", prosegue la Petkovic. 

"Nelle interviste a volte ci concedono minuti interi, ma spesso invece solo due domande. Così, soprattutto in tedesco – dove gli inglesi dietro di me non capiscono che sto facendo più domande – cerco di infilarne tre nella prima. A quel punto vedo Jannik che fa quella faccia del meme della donna con tutte le equazioni matematiche in testa, tipo ‘ok, da dove inizio?'. Ma preferisco che scelga lui, e puntualmente prende sempre la domanda tattica. Si addentra in profondità e nei dettagli. Capisco perché qualcuno possa trovarlo un po' robotico, ma secondo me c'è molto di più in lui, soprattutto nella profondità con cui analizza e racconta il suo tennis". Altro che robot, insomma.

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