Andrea Kimi Antonelli arriva a Suzuka con un volto diverso rispetto a poche settimane fa: il successo in Cina ha alleggerito qualcosa anche nel modo di presentarsi davanti ai microfoni. Il sorriso è più aperto, la consapevolezza cresce e il senso è chiaro: quel primo trionfo non viene vissuto come un punto d’arrivo, ma come il vero inizio. Lo ammette lui stesso senza nascondere l’ambizione, in un’intervista al Corriere della Sera: “perché mi sono tolto un peso, ho rotto il ghiaccio e mostrato il potenziale. E so che le aspettative sono alte”.
La vittoria ha inevitabilmente cambiato il rumore attorno al giovane pilota Mercedes, investito da una popolarità improvvisa anche fuori dal paddock. “È stato un bel boom, ho ricevuto messaggi da tanti sportivi, da piloti e non solo — ha raccontato il bolognese —. Me lo sono goduto, non al 100%, visto che dopo 24 ore ero già in Inghilterra a preparare il Gp del Giappone, ma va bene così”. Poi il pensiero più personale: “La vittoria l’ho dedicata alla mia famiglia, a mio nonno che non c’è più e alla Mercedes”. Nel frattempo però Antonelli prova a difendersi dall’euforia generale, anche perché il richiamo di Toto Wolff resta chiaro: niente distrazioni. “Sì, è un attimo perdere il focus sull’obiettivo — ha aggiunto —. Tutto d’un tratto sono diventato un candidato per il Mondiale, ma so che è un secondo passare dalle stelle alle stalle”.
Tra i messaggi ricevuti, uno lo ha colpito più di tutti: “Quello di Sinner, mi ha sorpreso per come me lo ha mandato, dopo una sua vittoria”. Sul piano tecnico, rispetto a un anno fa sente di avere fatto un salto netto anche nel confronto interno con George Russell: “Mi sento più in controllo della situazione, so gestire meglio le energie”. E proprio il rapporto con Russell resta uno dei temi più osservati dentro Mercedes. Dopo la vittoria qualcosa nei toni sembra cambiato: “Si sta comportando nello stesso modo di prima — ha concluso —. Si capirà fra qualche gara come evolverà il nostro rapporto; per ora sono cambiate soltanto un po’ certe sue parole”. Una frase che lascia aperto più di uno scenario.