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Bosnia-Italia, Roberto Baggio e le 900 pagine "sparite": le origini del disastro

mercoledì 1 aprile 2026
Bosnia-Italia, Roberto Baggio e le 900 pagine "sparite": le origini del disastro

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Apocalisse azzurra: Italia sconfitta ai rigori dalla Bosnia e fuori dai mondiali per la terza volta consecutiva. Un disastro assoluto. Un disastro che affonda le radici in un passato che Roberto Baggio, in una certa misura, aveva previsto.

Il crollo della Nazionale riporta infatti a galla responsabilità profonde, che vanno oltre il campo e chiamano in causa l’intero sistema calcistico. E già oltre un decennio fa, una delle figure più rappresentative del calcio italiano - proprio Baggio - aveva provato a indicare una via diversa. Nel 2011, durante la sua esperienza come presidente del settore tecnico federale sotto la guida di Giancarlo Abete e con il sostegno di Renzo Ulivieri, il "Divin Codino" presentò alla Figc un dossier imponente: 900 pagine dedicate a una riforma strutturale.

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Il cuore del progetto era lo sviluppo dei giovani talenti italiani, attraverso una rete più ampia e organizzata di scuole calcio capaci di seguire e valutare la crescita dei ragazzi in modo continuo. Centrale anche la formazione degli allenatori, con percorsi più selettivi, maggiore preparazione e una visione meno teorica e più orientata al lavoro sul campo.

Non mancava una proposta innovativa sul piano organizzativo: una rete informatizzata nazionale, una sorta di archivio digitale, in grado di raccogliere dati e indirizzare metodologie di lavoro uniformi. L’idea prevedeva la suddivisione del territorio in 100 distretti, ciascuno affidato a tecnici federali. Il costo stimato era di circa 10 milioni di euro.

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Nonostante l’approvazione iniziale, quel piano non fu mai realizzato. Due anni più tardi arrivarono le dimissioni di Baggio, accompagnate da parole nette: "Il mio programma è rimasto lettera morta. Non mi è stato permesso di lavorare… Abbiamo presentato il progetto dopo ore di attesa, è stato approvato, ma i fondi non sono mai arrivati. È rimasto tutto sulla carta". Dunque, addio.

Oggi, alla luce dell'ultimo disastro, della catastrofe azzurra, quel progetto assume il peso di un’occasione mancata. Resta l’interrogativo su cosa sarebbe potuto cambiare, ma una certezza emerge con forza: il declino attuale non è improvviso, bensì il risultato di scelte (mancate) e negligenze che arrivano da lontano.

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