La mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali 2026 dopo la sconfitta contro la Bosnia (1-1 dopo i supplementari, 4-1 ai rigori per i bosniaci) è resa ancora più amara da un paradosso regolamentare legato alla grande parata di Donnarumma.All’80’ del match di Zenica, con l’Italia già in dieci per l’espulsione di Bastoni, Edin Dzeko colpisce di testa da vicino. Donnarumma compie un intervento miracoloso sulla linea, respingendo il pallone.
Haris Tabakovic ribatte in rete il tap-in, siglando l’1-1 che porta la partita ai supplementari e poi ai rigori, dove l’Italia viene eliminata.Il dubbio nasce dal possibile fallo di mano di Dzeko: le immagini non sono decisive se il pallone abbia toccato la spalla o la parte alta del braccio (per l’IFAB il confine è la linea inferiore dell’ascella).Secondo l’articolo 12.1 del regolamento IFAB, è irregolare segnare direttamente con il braccio o segnare immediatamente dopo un tocco (anche accidentale) dello stesso giocatore. Tuttavia, se il tocco accidentale di un calciatore permette a un compagno di squadra di segnare, il gol non viene più automaticamente annullato.
Bosnia-Italia, Roberto Baggio e le 900 pagine "sparite": le origini del disastro
Apocalisse azzurra: Italia sconfitta ai rigori dalla Bosnia e fuori dai mondiali per la terza volta consecutiva. Un disa...Ecco il paradosso beffardo: se Donnarumma non avesse parato e Dzeko avesse segnato lui stesso, il gol sarebbe probabilmente stato annullato per mano. Invece, la respinta ha tenuto il pallone in gioco, consentendo a Tabakovic (un compagno) di realizzarlo, rendendo l’azione regolare secondo il regolamento formale.Le proteste azzurre nascono proprio da questa separazione tra logica intuitiva e norma scritta: la parata che sembrava salvare l’Italia ha finito, paradossalmente, per spalancare la porta all’azione che ha cambiato il destino degli azzurri, eliminandoli per la terza volta consecutiva dai Mondiali. Un’amarezza regolamentare che va oltre il semplice episodio da moviola.




