Un torneo quasi proseguito “a braccetto” da Carlos Alcaraz e Jannik Sinner. Paolo Bertolucci lo definisce così nel suo editoriale a La Gazzetta dello Sport: la fotografia più chiara di una giornata — quella di giovedì — che conferma ancora una volta il peso specifico dei primi due giocatori del mondo, entrambi capaci di raggiungere i quarti di finale pur tra difficoltà, cali e momenti di sofferenza.
Due percorsi diversi, ai lati opposti del tabellone, ma con un punto in comune: la capacità di vincere anche quando la partita si complica. Entrambi hanno dovuto stringere i denti, lasciando per strada un set e ritrovando poi il controllo nei momenti decisivi. “È questo che fanno i campioni, differenziandosi da un buon tennista — sottolinea Bertolucci nel suo editoriale — sanno soffrire, adattarsi e poi colpire quando conta davvero”.
Le loro vittorie non sono state lineari. Anzi, sono state quelle classiche “partite sporche” che spesso fanno la differenza in un torneo lungo e logorante. “Alcaraz e Sinner hanno iniziato forte, dominando il primo set con un netto 6-1, salvo poi incappare in un improvviso calo nel secondo parziale”. Per Sinner, in particolare, il passaggio a vuoto è stato più evidente: “Ha accusato un calo fisico che lo ha costretto anche a ricorrere all’intervento del medico durante il terzo set, prima di riprendere il controllo del match — ha proseguito Bertolucci — Anche Alcaraz ha vissuto una fase di flessione, soprattutto al servizio, prima di rialzare il livello e chiudere la pratica con autorità”.
Queste partite vanno affrontate “con attenzione e umiltà, una alla volta”, è il concetto che filtra dal loro modo di interpretare il tennis. Non sempre tutto è perfetto, “non sempre il ‘frigorifero’ è pieno di soluzioni pronte: a volte bisogna arrangiarsi, adattarsi, reinventarsi”, si legge ancora. E proprio in questo, Alcaraz e Sinner fanno la differenza. Perché anche quando la giornata si complica, “trovano comunque il modo di arrivare in fondo — conclude l’ex tennista toscano — Ora il torneo continua, ma la sensazione è chiara: i due marciatori del ranking restano lì, in controllo anche quando devono soffrire”.