Il godimento multiplo generato dalle gesta del sciur Jannik Sinner è elevato all’ennesima potenza per motivi variegati che ci permettiamo di elencare in rigoroso ordine sparso:
1) Ha sconfitto Carlos Alcaraz, ovvero lo spagnolo che «è più forte del nostro, più concreto, e figuriamoci sulla terra rossa». Certo.
2) Si è ripreso il numero 1 del ranking Atp che «conta meno dei tornei» (cit. Sinner) ma vale eccome per tenere il tricolore lassù, nell’Everest delle classifiche, cosa affatto banale negli anni della disperazione calcistica.
3) Ecco, appunto: ai tempi della tragedia pallonara ci attacchiamo a Jannik come cozze allo scoglio per dimenticare Zenica e altre amarezze. E ci accozziamo anche ai Bezzecchi, agli Antonelli, ai campioni dell’atletica, della pallavolo, quelli degli sport invernali che tanto ci hanno fatto gioire, persino ai cazzutissimi azzurri del rugby e ai paisà del baseball, e scusateci se dimentichiamo qualcuno, ma la verità è che stiamo vivendo il periodo migliore nella storia del nostro sport, ad eccezione della disciplina più seguita e peggio gestita in assoluto (il calcio, appunto).
4) E godiamo anche perché Sinner ha vinto a Monte Carlo, la “sua” Monte Carlo, località che tanto fa arrabbiare i perbenisti, quelli che gne gne gne e mentre loro gne gne gne lui vince, incassa un’altra badilata di euro e canta beato l’Inno di Mameli proprio lì, nel Principato, e alla faccia loro.
5) Infine sì, godiamo perché grazie a Iddio Sinner è nato in Italia e ha ancora 10 anni buoni per regalarci emozioni come quelle di ieri, lui che si avvia a diventare il più grande sportivo italiano di tutti i tempi e, nella settimana della missione Artemis II, non esitiamo a definire extraterrestre.