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Jannik Sinner, cosa deve vincere per ultimare la sua "collezione"

di Carlo Galati martedì 14 aprile 2026

3' di lettura

Arriva sempre un punto, nelle carriere dei più grandi, in cui anche vincere non basta più. Perché quando hai già preso quasi tutto, quello che resta pesa di più, sposta la bilancia, soprattutto se l’obiettivo è quello di lasciare un segno indelebile. Jannik Sinner è esattamente lì: ha messo nel mirino l’obiettivo di “completare il tennis”, con quattro caselle ancora vuote che nella sua testa di campione totale, valgono più di tutte le altre messe insieme. Il bello e il brutto del tennis, dipende dai punti di vista, sta proprio nel non fermarsi mai. Finito un torneo e subito ne comincia un altro. Può cambiare la superficie, il contesto, ma non la sostanza:competere, pianificare e scegliere diventa l’esercizio più difficile per gestirsi al meglio. È dentro questa logica che si muovono i campioni.

Inizio stagione: Carlos Alcaraz aveva messo nel mirino l’Australia, tradotto, completare il Career Grand Slam a 22 anni. La risposta di Sinner è stata immediata, quasi speculare: Parigi. Il segnale evidente di una rincorsa continua, di un equilibrio che si alimenta proprio nella sfida reciproca. I numeri aiutano a dare una dimensione. Sinner ha vinto 11 dei 15 Big Titles, cioè Slam, Masters 1000 e Olimpiadi. Gliene restano quattro: il Roland Garros, l’oro olimpico, e due Masters 1000, Roma e Madrid.

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Un percorso che lo avvicina a Andy Murray, fermo anche lui a quattro caselle mancanti, mentre Roger Federer e Rafael Nadal si sono fermati a 12 su 15, Andre Agassi a 13. Solo Novak Djokovic è riuscito a chiudere il cerchio, vincendo tutto. È quello il riferimento per Jannik. Dentro questo quadro, il tassello più pesante resta Parigi. Il Roland Garros è l’obiettivo dichiarato, la montagna da scalare. La vittoria a Monte Carlo dice tanto in tal senso: primo titolo importante sulla terra, crescita evidente, confermata anche dallo stesso Alcaraz che lo considera ormai competitivo su tutte le superfici.

Resta però quella ferita parigina del 2025, una vittoria sfuggita con tre match point a favore ed una delle partite più belle della storia moderna. Poi ci sono Roma e Madrid, due tornei diversi per caratteristiche e storia personale. Madrid oggi è un’incognita: si gioca in altura e forse oggi sacrificabile nella gestione del calendario. Roma invece è Italia, con tutto ciò che ne deriva. Qui Sinner ha già sfiorato il titolo, lo scorso anno, fermato proprio da Alcaraz in una finale condizionata dalla condizione fisica non ottimale dopo il lungo stop.

E infine le Olimpiadi, categoria a parte. L’oro è un simbolo che esce dal circuito, un traguardo che definisce le carriere. Da Nadal a Murray fino allo stesso Djokovic, che a Parigi 2024 ha completato la sua collezione. Per Sinner la possibilità di Los Angeles tra due anni. Ci sarà tempo. Intanto il presente racconta una corsa serrata. La classifica ATP dice che il sorpasso è compiuto: 13.350 punti contro i 13.240 di Alcaraz, appena 110 di margine.

Un equilibrio sottilissimo, destinato a cambiare già nelle prossime settimane, tra Barcellona e Madrid. La rincorsa è stata feroce: dal -3.350 di febbraio al controsorpasso costruito con Indian Wells, Miami e Monte Carlo, tre Masters 1000 consecutivi, una striscia che lo proietta dentro una prospettiva che mira a chiudere un cerchio e forse la ferita sportiva più grande, quella del Roland Garros. Quattro tappe dunque che non sono un vuoto, ma la misura di quanto Sinner sia già avanti a 24 anni, giusto ricordarlo. Il resto, come sempre nel tennis, arriverà campo dopo campo, settimana dopo settimana. Vittoria dopo vittoria.

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