Il terremoto parte da una stanza della Guardia di Finanza e rischia di travolgere l’intero vertice del calcio italiano. È il 23 luglio 2025 quando l’assistente Domenico Rocca viene ascoltato come persona informata sui fatti dal pm di Milano, Maurizio Ascione: due ore di verbale che trasformano un esposto archiviato in sede sportiva nel detonatore di un’inchiesta penale per frode sportiva che oggi coinvolge il designatore Gianluca Rocchi e il supervisore Var Andrea Gervasoni.
È qui che si apre la frattura tra giustizia sportiva e ordinaria. L’esposto presentato da Rocca nel maggio 2025, in cui denunciava presunte interferenze – le cosiddette «bussate» alla sala Var di Lissone – era stato archiviato senza rilievi disciplinari. Nessuna motivazione resa pubblica, nessun verbale consegnato al denunciante.
Eppure proprio quell’impianto accusatorio diventa la base dell’indagine lombarda. Le contestazioni mosse nella denuncia entrano nel merito del sistema arbitrale e contribuiscono a tratteggiare uno scenario di estrema criticità. A Rocchi viene attribuito un presunto intervento nella gara Udinese-Parma del primo marzo 2025 e una gestione delle designazioni ritenuta favorevole all’Inter, fino al tentativo di escludere il fischietto Daniele Doveri dalle partite decisive dei nerazzurri. Accuse respinte dalla difesa dell’avvocato Antonio D’Avirro, che sottolinea l’assenza di indicazioni sui presunti concorrenti nel reato: «Sono contestazioni che non si riescono a capire, perché si segnala un concorso di più persone, ma queste altre persone non vengono indicate», ha spiegato il legale. È chiaro, però, che in questa fase la Procura abbia interesse a tenere ancora le carte del procedimento coperte. Il cuore dell’inchiesta resta, come detto, la lettera di Rocca indirizzata alla Commissione arbitri nazionale.
L’ex assistente descrive un sistema opaco fatto di pressioni, valutazioni alterate e gerarchie piegate a logiche non trasparenti. Cita episodi specifici, come Inter-Roma del 27 aprile 2025 con un rigore non assegnato o Milan-Atalanta con un errore macroscopico sul fuorigioco, ma insiste soprattutto sul tema delle «bussate» alla sala Var, ritenute determinanti per orientare alcune decisioni. Accanto ai singoli match, emergono accuse più ampie: mobbing ai suoi danni, declassamenti e una graduatoria interna manipolata, a suo dire. Rocca parla di arbitri mantenuti ai vertici nonostante comportamenti gravi e di altri penalizzati per ragioni estranee al merito. Un quadro che, se confermato, metterebbe in discussione la regolarità delle competizioni.
La giustizia sportiva difende comunque le proprie conclusioni. Il procuratore federale Giuseppe Chiné ribadisce che l’archiviazione dell'esposto di Rocca fu motivata sulla base delle testimonianze raccolte a Lissone, dove tutti avrebbero escluso interferenze del designatore. Sottolinea però che lo stesso Rocca non presentò istanza di accesso agli atti che, così, restano oggi inaccessibili non solo all'opinione pubblica, ma agli stessi protagonisti dello scandalo.
L’indagine, tuttavia, è appena all’inizio e pare pronta ad allargarsi. Gervasoni sarà interrogato il 30 aprile per Salernitana-Modena dell’8 marzo 2025, relativa a un rigore prima concesso e poi revocato dopo revisione video. Emergono quindi anche altri fascicoli, il che fa supporre che gli inquirenti stiano cercando di capire se si tratti di episodi isolati o di un sistema più ampio.
A rafforzare il sospetto di un clima anomalo negli spogliatoi e non solo, contribuiscono le parole dell’ex arbitro Daniele Minelli, che all’agenzia Agi conferma come delle «bussate» si parlasse già nell’ambiente e che il protocollo non le consentisse. Collega inoltre il tema delle valutazioni Var alla carriera degli arbitri e osserva che, dopo l’introduzione della presenza della Procura federale a Lissone, gli errori sarebbero aumentati in modo significativo: forse per una sorta di ritorsione per il monitoraggio più incisivo? Difficile fare ipotesi. Di fronte a questo sisma, il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli ha ritenuto necessario richiamare alla prudenza e al rispetto di tutti per non creare danni alla reputazione del comparto e a chi si ritrova sotto inchiesta, mentre il Codacons parla di possibile alterazione della regolarità del campionato con effetti su tifosi e scommesse. Ma la crisi non si ferma al piano giudiziario e sportivo: si salda con quella istituzionale ed etica dello sport più amato al mondo.
Dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, seguite alla mancata qualificazione dell'Italia ai Mondiali, e con il sistema arbitrale sotto inchiesta, il ministro per lo Sport Andrea Abodi ha sollecitato un intervento immediato, chiedendo una relazione al Coni. Il nodo passa ora dal Comitato olimpico, guidato dal presidente Luciano Buonfiglio, che dovrà valutare tempi e modalità di un eventuale commissariamento. Tra le ipotesi in campo circola il nome del segretario generale Carlo Mornati, indicato come figura tecnica e super partes, mentre restano sullo sfondo soluzioni alternative legate a profili più vicini al mondo politico. Il pallone è finito nella pozzanghera, e chi dovrà calciarlo lontano non potrà non sporcarsi a sua volta.