Un clamoroso "no" al Milan, quello di Andoni Iraola, il mister che avrebbe interrotto i contatti con la società rossonera in attesa di proposte da parte di club più blasonati. Ed in questo contesto, in un club rossonero sempre più nel caos, ecco che prende definitivamente quota il nome di Ralf Rangnick. Ma, attenzione: Rangnick non verrebbe in veste di mister e avrebbe posto al Milan molteplici, e pesanti, condizioni
Uno scenario fotografa perfettamente il momento di grande incertezza vissuto dal Milan, reduce dall'azzeramento dei vertici societari e ora chiamato a ricostruire sia l'area tecnica sia quella sportiva. Ed è proprio in questo vuoto dirigenziale che il nome di Rangnick, come accennato, è tornato con forza sul tavolo delle trattative.
L'ex dirigente del gruppo Red Bull avrebbe già avuto un colloquio con Zlatan Ibrahimovic, mettendo subito in chiaro le proprie richieste. Rangnick, infatti, non arriverebbe a Milano per allenare la squadra: il suo obiettivo sarebbe quello di assumere il ruolo di direttore dell'area tecnica, con pieni poteri sull'organizzazione sportiva del club. A partire dalla scelta del nuovo allenatore, che spetterebbe direttamente a lui.
Non solo. Rangnick avrebbe chiesto di poter portare con sé il proprio staff di fiducia, in particolare uomini legati all'area scouting e alla costruzione delle rose. Un progetto ampio, che comprenderebbe anche una profonda riorganizzazione del settore giovanile rossonero, da sempre considerato uno dei punti strategici del modello calcistico dell'ex Lipsia.
Il Milan, però, continua a valutare anche altre strade per riempire la casella del nuovo direttore sportivo. Tra i nomi emersi nelle ultime ore c'è anche quello legato alla piattaforma Retexo di Charles Gould, figura già avvicinata in passato ai Friedkin durante la loro esperienza alla Roma. E sul tavolo resta pure il profilo di Tiago Pinto, ex dirigente giallorosso e tra gli artefici della crescita del Bournemouth. Un intreccio di candidature, colloqui e trattative che certifica il momento di totale transizione vissuto dal club rossonero. Con una certezza: il Milan deve ancora decidere chi guiderà davvero la sua rifondazione.