Addio Osvaldo Bagnoli, l'allenatore del mitico scudetto del Verona. Il calcio italiano piange il "mago della Bovisa", scomparso a Milano all'età di 91 anni. Da calciatore aveva mosso i primi p assi nelle giovanili del Milan, come centrocampista, a metà degli anni 50. La sua carriera è stata lunga: ha giocato con Verona, Udinese, Catanzaro, Spal e Verbania, prima di appendere gli scarpini al chiodo nel 1973. Da quel momento parte la sua seconda avventura professionale, di gran lunga la più ricca di successi e riconoscimenti.
In panchina ha guidato Solbiatese, Como, Rimini, Fano e Cesena. Dalla Romagna, il salto a Verona che nelle sue mani si è trasformata in una piccola "grande" del nostro pallone negli anni Ottanta. Dalla promozione in Serie A alla scalata nella parte nobile della classifica, rapidissima. Nel giro di un paio di stagioni, con in campo suoi "pretoriani" come il portiere Garella, i difensori Fontolan e Marangon, il regista Di Gennaro, la guizzante ala Fanna, l'attaccante tascabile Galderisi e i due stranieri leggendari, il bomberissimo danese Larsen Elkjaer e il panzer tedesco Briegel, Bagnoli porta l'Hellas al primo e indimenticabile scudetto nel 1985. L'anno dopo è Coppa Campioni, con l'eliminazione subita contro la Juventus con arbitraggio assai criticato: fulminante una sua battuta a un paio di carabinieri incrociati a fine partita, "se cercate i ladri sono nell'altro spogliatoio".
Il sogno Verona dura ancora una manciata di annate, fino alla mesta retrocessione nel 1990. A quel punto, inizia un'altra avventura destinata a lasciare il segno: l'Osvaldo va al Genoa e con la coppia del gol Aguilera e Skuhravy (la risposta del Grifone ai doriani Vialli e Mancini) porta i rossoblu in Europa, in Coppa Uefa. L'anno successivo, mentre la Samp arriva in finale di Coppa dei Campioni, il Genoa elimina il Liverpool (con storica vittoria 2-1 ad Anfield) e si ferma solo in semifinale contro il fortissimo Ajax di Bergkamp e Van Gaal.
A 58 anni, Bagnoli è pronto per una big, sia pure in cerca di rilancio, come l'Inter: nel 1992/93 accarezza l'impresa dello scudetto, con una rimonta sfiorata nel girone di ritorno contro il formidabile Milan di Fabio Capello. L'anno successivo, in campionato l'Inter arranca fino a rischiare la retrocessione con salvezza ottenuta solo nelle ultime giornate, mentre in Uefa vola: arriverà il trionfo in doppia finale contro gli austriaci del Salisburgo. Ma Bagnoli non c'è già più, esonerato a febbraio dopo un ko contro la Lazio. Il secondo licenziamento in 20 anni di carriera.
Quella sarà la sua ultima partita, perché nonostante altre offerte Osvaldo "il musone", l'uomo di poche parole, il catenacciaro che amava la difesa a zona si ritirerà in pensione anticipata. Negli ultimi 30 anni qualche intervista e tanto amore da parte dei suoi ex giocatori, che puntualmente lo andavano a trovare a casa.