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Pirlo ct, Tardelli ad alzo zero: "Cosa pensa di noi Guardiola. E non ha detto no solo lui"

sabato 25 luglio 2026

2' di lettura

Non allena da un pezzo, Marco Tardelli, ma l'apprezzato commentatore della Domenica sportiva di azzurro se ne intende eccome, sia da calciatore (resterà per sempre l'eroe del Mundial '82) sia da selezionatore (guidò l'Under 21 alla vittoria degli Europei con quella che si rivelerà l'ossatura della Nazionale maggiore vincitrice nel 2006). E intervistato da Repubblica, dice la sua sulla telenovela-panchina. Alla fine il ct sarà quasi sicuramente Andrea Pirlo, dopo il no di Pep Guardiola alla corte del direttore tecnico Paolo Maldini e del presidente della Figc Giovanni Malagò.  

Secondo Tardelli, l'ex mister del Manchester City e mago del Tiqui-taca ha rifiutato non per "motivi familiari, personali", come addotto dallo stesso catalano: "Penso piuttosto che nel progetto ci fossero tante cose che non lo hanno convinto", abbozza l'ex centrocampista della Juve del Trap intervistato da Repubblica. "La panchina della Nazionale 4 volte campione del Mondo è prestigiosa anche per uno come Guardiola. Ma deve aver pensato che il calcio italiano non è all'altezza". C'è ancora un grosso problema, insomma, "altrimenti perché quelli bravi continuano a dire no?". Il riferimento non è solo a Pep, ma pure a Carlo Ancelotti sondato da Maldini. 

Per il suo ex pupillo, accolto con parecchio scetticismo, Tardelli non riserva però alcuna parola cattiva. Anzi. "Abbiamo tanti allenatori bravi in Italia, tutti bravissimi, ma sono felice e orgoglioso della scelta di Pirlo. L'ho avuto come giocatore, è un ragazzo eccezionale". Lo definisce "un genio calcistico, sa capire le persone, ha qualità tecniche e caratteriali, lavora nel silenzio".

Il progetto di Maldini non è cominciato in maniera trionfale. "Servono allenatori federali. Ci vuole pazienza per ricostruire da zero, ma è un percorso che prima o poi fa raggiungere risultati. Perché col tempo si costruisce. Quando allenavo l’Under21 abbiamo ottenuto risultati, avevo in squadra Pirlo, Gattuso, Buffon, Ambrosini. Che poi sono stati la colonna della Nazionale. Gli allenatori federali non dipendono da nessuno, possono progettare, hanno tempo e modo di far crescere i ragazzi che poi, non tutti, diventano campioni".

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