"Ad essere benevoli, c’è stata un bel po’ di confusione. Nel calcio bisogna avere subito idee chiare, altrimenti il corto circuito diventa inevitabile e paghi a caro prezzo". Senza giri di parole Massimo Mauro, intervistato dal Corriere della Sera, dice la sua sul caos che ha travolto la Nazionale di calcio. "Andava presentato il pacchetto già pronto", spiega. "Ogni accordo, commissario tecnico compreso, bisognava formalizzarlo nelle segretissime stanze, non attraverso media o altro".
Secondo l'ex Juventus, Malagò non è il primo colpevole: "Parliamo di un grandissimo dirigente. Errori ne sono stati fatti, ma la reazione a questa situazione mi sembra comunque confortante. Secondo me, Malagò deve garantire il futuro della Nazionale in prima persona, facendo certe scelte e mettendo tutti nelle condizioni di lavorare al meglio. Ora serve un nome che metta d’accordo tutti, e non sarà facile".
E quale sarebbe questo nome? Per Mauro, "Mancini è indicato per questo ruolo. Ha già vinto con la Nazionale e in certi momenti può essere saggio tornare su nomi sicuri, che sappiano come navigare in certe acque. Certo, è sempre aperta la ferita per come ai tempi è maturato il divorzio con Gravina, questione non ancora digerita, però non siamo in un mondo di verginelle. Non ho comunque capito l’ostinazione di Maldini e Leonardo nel non voler mai prendere in considerazione la candidatura del Mancio: perché non potevano lavorare insieme?".
E Conte? "Non mi dispiacerebbe nemmeno il binomio Conte-Chiellini. Antonio ha sempre portato risultati, e lo sa fare in tempi brevi. La sua storia parla chiaro, anche in Nazionale. Il suo fu infatti un buonissimo biennio". A Mauro, poi, non dispiacerebbe nemmeno un outsider, come Thiago Motta: "Sono tutti nomi importanti, l’ho già detto. Non è questo il problema principale. I tecnici bravi non mancano dalle nostre parti. Il calcio italiano - conclude - oggi deve però lavorare a livello di fondamenta".