Non è piaciuto a molti il ritorno di Roberto Mancini sulla panchina della Nazionale. Ai club di Serie A in testa, che avrebbero preferito Antonio Conte e che hanno contestato al presidente Figc Giovanni Malagò "il metodo" seguito per arrivare alla scelta del selezionatore (vale a dire, nessun confronto con la Lega Serie A...). Ma nemmeno a tanti opinionisti eccellenti, che nei loro commenti a caldo sui quotidiani si sono lasciati andare a qualche riga fin troppo avvelenata.
Francesco Merlo su Repubblica definisce Mancini addirittura "Badogliano", nascondendosi dietro al paravento del "direbbe il fascistone Vannacci", ricordando il suo recente passato: "Il perdente Mancini, scappato per danaro in Arabia Saudita, ritorna a testa bassa, malconcio e azzoppato perché, dopo Wembley, è stato il generale in fuga dell'Italia battuta". E prevede che in caso di prossime sconfitte sarà destinato a una fine ignominiosa, "trascinando con sé Malagò, il Circolo Aniene, i labrador e il generone romano. Non dico che rimpiangeremmo la Russia del biscazziere Pirlo, ma...".
Molto, molto severo anche Paolo Condò, gran firma sportiva del Corriere della Sera: il presidente Malagò "ha spostato in avanti il limite della decenza: da oggi puoi abbandonare l'Italia 27 giorni prima di gare che contano per andare a prendere un ingaggio fiabesco in Arabia Saudita — 50 milioni il totale fra compenso e buonuscita — e tornare a Coverciano come se nulla fosse".
Nessuna critica al ct per aver accettato la valanga di petroldollari arabi nel 2023, chiarisce Condò. "Quello che ci resta inconcepibile è come si possa pretendere di tornare sulla panchina tradita una volta che la vita di Riad ti è venuta a noia, perché già al momento di sostituire Spalletti, poco più di un anno fa, Mancini si era riproposto in tutti i modi a Gravina, venendone stoppato anche per l'intervento di Buffon, identico in questo a Maldini, e non è certo casuale il comune sentire di due monumenti della storia azzurra".