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Roma, Gasp vuole festeggiare i 100 anni: obiettivo Scudetto con i "Dybalen"

di Daniele Dell'Orco mercoledì 26 agosto 2026

2' di lettura

La grafica apparsa sui schermi tv al novantesimo del 4-0 rifilato dalla Roma alla Fiorentina era il perfetto diagramma di un’ossessione: nella loro carriera giallorossa Paulo Dybala e Donyell Malen hanno condiviso il terreno di gioco per appena 481 minuti, distribuiti su 7 partite. In questa frazione irrisoria di tempo, che in un’esistenza qualunque equivale a poco più di un pomeriggio, l’olandese ha segnato 7 gol e l’argentino gli ha fornito 6 assist. Significa una rete ogni 69 minuti per il primo, un passaggio vincente ogni 80 per il secondo. Tradotto con la freddezza della geometria: ogni volta che calpestano l’erba insieme, la Roma parte 1,2 gol a zero. Il poker alla viola quindi ha solo tolto il velo su ciò che a Trigoria sospettavano da mesi. La meccanica è d’una semplicità ingannevole: Malen attacca lo spazio prima che il difensore intuisca la minaccia, Dybala lo vede prima ancora che lo spazio prenda forma. Uno mette in moto i muscoli, l’altro disegna la traiettoria.

Con la tripletta firmata all’esordio, Malen si è spinto dove persino i miti fondativi della storia giallorossa avevano dovuto arrestarsi. Batistuta, nell’anno del terzo scudetto, si era fermato a 15 sigilli nelle prime 19 apparizioni. Malen ne ha scritti 17 nello stesso intervallo, arrivando a 18 complessivi in 21 presenze (considerando anche l’Europa League). La sua media di 0,86 gol a partita scompagina la cronologia del club: supera la precisione chirurgica di Volk (0,66) e la potenza eterea di Manfredini (0,63), che era stato l’ultimo a segnare tre reti al debutto in campionato, un giorno di settembre di quasi sessant’anni fa. Persino icone come Totti o Pruzzo osservano da lontano una partenza così devastante. Ma i numeri, come spesso accade nelle vite che osserviamo da fuori, dicono solo una parte della verità. Per capire Donyell – o “Bobby”, come lo chiamano ora i tifosi con quel bisogno tipicamente romano di addomesticare i giganti – bisogna osservare cosa accade lontano dal pallone. Uomo introverso, segnato da un Mondiale vissuto nell’ombra più per le incomprensioni con il ct Koeman che per demeriti propri, Malen sembrava arrivato nella Capitale scortato da qualche scetticismo. Ma Gasperini ha sintetizzato il suo enigma in pochi tratti: «Qui sta bene, si sente considerato. Per lui l’ambiente è tutto».

Ed è in quell’ambiente che l’intesa con Dybala travalica la tattica per diventare affinità elettiva. Lunedì sera, dopo aver disintegrato la difesa di Fabio Grosso, Malen ha festeggiato facendosi ritrarre con la Joya, per poi trasformarsi in deejay nell’area hospitality dell’Olimpico. C’è un’isteria contagiosa che si sta impadronendo della città: nei Roma Store la maglia numero 14 di Malen insidia da vicino proprio la classica numero 21 dell’argentino, la t-shirt dall’ossessione scorsa.
In un calcio di calcoli e pressioni insostenibili, la coppia Malen-Dybala sta restituendo ai tifosi qualcosa di simile alla purezza dello spettacolo. A giugno 2027 i giallorosso festeggeranno 100 anni. I pianeti si stanno allineando.

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