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Il pagellone del mercato: Como 8, Inter e Roma 7,5

di Claudio Savelli mercoledì 2 settembre 2026

3' di lettura

È finalmente terminata una sessione di calciomercato che sembra essere durata un’eternità. La Serie A ha investito in modo pesante (oltre un miliardo e 100 milioni per gli acquisti, meno solo dei 3,6 miliardi della Premier), dividendosi in due modalità: il mercato fatto con la testa e il mercato fatto con la pancia. L’Atalanta (voto 7) appartiene alla categoria “della testa” perché era attesa a una delicata sessione di transizione, ben gestita. Notevoli le due cessioni da 100 milioni a un solo club, il Chelsea, per Palestra e Ahanor: giovani italiani, sì, ma che il gioco di Sarri non avrebbe valorizzato. Il Bologna (voto 4) del Sartori che fu artefice dell’Atalanta è la più grande delusione di questo mercato. Vendere bene Castro e Lucumì per riciclare Theate e Mbangula? Mancanza di idee ambiziose.
Il Cagliari (voto 6), nel braccino corto in quanto a spesa, ha almeno puntato sugli italiani come Maldini e Fazzini, abbinati a intuizioni come Romano e Fadera, l’ala arrivata dal Como (voto 8), re di questo mercato non perché ha speso tanto, ma perché ha speso bene.

La Fiorentina (voto 4), al contrario, ha speso tanto e male. Voto quattro perché chiude un mercato da Football Manager o, peggio, da fantacalcio, senza pensare al fatto che una buona squadra deve avere equilibrio e, soprattutto, leader. Interessante il Frosinone (6.5): giovani a poco, investimenti su calciatori pronti come Schmid, esperti a zero (Grillitsch). Un mercato così sarebbe servito al Genoa (4.5) di De Rossi che invece ha preferito guadagnare dagli incassi di Ekhator e Norton-Cuffy. Piatto il Lecce (4.5) che non aiuta Di Francesco, se non con la resistenza finale per Tiago Gabriel. Il Monza (5.5) si è ripreso all’ultimo con Zeballos e i prestiti di Ngonge, Folorunsho e Ziolkowski: tocca a Juric mettere insieme una squadra vera.

GRANDI
Comparto grandi. L’Inter (7.5) ha fatto quel che voleva e doveva fare. È più giovane e completa dell’anno scorso, senza spendere cifre astronomiche, senza esuberi, senza inseguire fantasmi come il quinto attaccante. Programmazione. L’ha avuta anche la Roma (7.5) che arriva a un Leweling dal chiudere un mercato perfetto. Ma la gestione dei rinnovi al ribasso e l’inserimento di figure adatte a Gasperini sono mosse da grande club. Sette alla Juventus (7) perché è riuscita a liberarsi dei giocatori invendibili portati da Comolli mentre smontava e rimontava due reparti. Non è una sessione perfetta, ma è buona in relazione alle macerie lasciate dalle gestioni precedenti.

Mezzo voto in meno al Milan (6.5) perché manca un difensore centrale di spessore internazionale. Va premiato il coraggio nel tagliare e investire tanto (anche troppo) su pochi: un apprezzabile processo di sintesi. Male il Napoli (voto 5). Non meno perché c’è stata trasparenza. Ha pagato il conto della folle gestione dell’estate precedente. In relazione alle possibilità, la Lazio (6.5) ha stupito: non potendo muoversi, ha comunque portato a casa Pinamonti, Frattesi e Gudmundsson. Il Parma (6.5) ha venduto bene Suzuki e Pellegrino, avendo i sostituti già in rosa (Corvi) o andando a penderne altri a poco (Romero e Daffara a 6 milioni ciascuno, più Touré in prestito). Così si fa e così ha fatto anche l’Udinese (6.5). Ci si poteva aspettare di più dal Sassuolo (6) a cui diamo la sufficienza solo perché Bakola è un colpaccio che risale allo scorso febbraio, quindi non rientra in questa sessione. Bene il Venezia (7) anche perché gli investimenti dicono che si fa la Serie A per provare a rimanerci, non per fare presenza. Quel che fa da anni il Torino (4.5) che, udite udite, acquista Mandragora e Bragança dopo una serie di noleggi, ma è un altro anno di vivacchiare, questo. E stride nell’estate in cui tanti club, bene o male, hanno provato a migliorarsi.
 

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