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I reduci del Mancio

di Claudio Savelli giovedì 24 settembre 2026

4' di lettura

Sfuma il sogno delle azzurrine di raggiungere la finale dei Mondiali Under 20, in corso in Polonia. Nella semifinale giocata a Lodz, l’Italia è stata battuta 2-0 dalla Spagna, squadra favorita per la conquista del titolo e che con quella di ieri ha ottenuto sei vittorie in altrettanti incontri. La Spagna, dominante nel gioco, è andata in vantaggio nel finale del primo tempo per un’autorete del portiere Belli e a inizio ripresa ha raddoppiato con Comendador, miglior marcatrice del torneo con sei gol. Sabato le azzurrine giocheranno quindi la finale per il terzo e il quarto posto. Il bilancio della competizione iridata rimane comunque positivo. Arrivare in semifinale è stato comunque il miglior risultato in un Mondiale nella storia della Nazionale femminile Under 20, visto che non era mai arrivata così in alto. Dopo aver vinto il proprio girone, la nazionale allenata dal ct Nicola Matteucci, aveva battuto la Cina agli ottavi di finale e la Corea del Sud ai quarti.

I reduci di Wembley sono pochi, soltanto cinque, come gli anni passati da quella “notte magica”. Trattasi di Donnarumma, Di Lorenzo, Bastoni, Barella e Raspadori. Di fatto, l’Italia che Roberto Mancini aveva portato ai vertici del calcio continentale non esiste più. E non è per forza un male, questo, se è vero che lo stesso Mancini bruciò il lavoro fatto peccando di riconoscenza verso quel gruppo. Cinque anni nel calcio corrispondono a un quarto di carriera, un’eternità, ecco perché Mancini chiederà a questi cinque giocatori un salto di qualità nella leadership. Nel 2021, nessuno di loro svolgeva questa funzione: c’erano Chiellini e Bonucci a fine carriera, come pure da Verratti e Immobile già oltre i 30 anni. Ora è tutto diverso. Ora questi cinque sono i primi a dover alzare il rendimento in azzurro, come hanno fatto con i club.

In questo lasso di tempo, Donnarumma ha infatti alzato una Champions con il Psg da protagonista prima di guadagnarsi la chiamata di Guardiola al Manchester City; Barella e Bastoni l’hanno sfiorata e vincono scudetti con l’Inter da protagonisti imprescindibili; Di Lorenzo a sua volta ha conquistato due scudetti da capitano del Napoli, entrambi assieme a Raspadori. In Nazionale, al contrario, sono stati spesso autori di prestazioni opache o di errori decisivi. Tra quelli di Donnarumma c’è il rinvio corto che ha generato l’espulsione di Bastoni contro la Bosnia nei playoff per gli ultimi Mondiali. Anche Di Lorenzo è stato protagonista di diverse sviste, vedi la rimessa nel vuoto dopo 14 secondi contro la Francia nella Nations League 2024, o la disastrosa prestazione contro la Spagna agli ultimi Europei.
Serve una reazione da parte di questi capitani e una presa di coscienza sul ruolo guida che ricoprono in questo nuovo ciclo azzurro perché l’Italia è una squadra giovane.

Per essere più precisi, è la più giovane delle prime 15 del ranking Fifa: 25 anni tondi è l’età media della rosa composta da Mancini per queste due settimane, solo il Brasile che ha avviato un processo analogo ci pareggia, nessuno va sotto. Donnarumma, Barella, Di Lorenzo, Raspadori e Bastoni sono anche i giocatori con più gettoni in Nazionale, rispettivamente 83, 70, 53, 46 e 43. Sono numeri di una certa rilevanza storica soprattutto quelli di Donnarumma e Barella, rispettivamente 12° e 25° nella classifica all-time dei più “gettonati” in maglia azzurra. Non a caso la formazione ruoterà molto in queste quattro partite di Nations League, tranne che per Gigio e Nicolò che potrebbero giocarle tutte. Diverso il discorso per Bastoni e Di Lorenzo, seguendo le ulteriori prove di ieri pomeriggio a Coverciano.

Il nerazzurro contro il Belgio sarà squalificato e quindi lascerà il posto a uno tra Coppola (favorito) e Scalvini, poi tornerà al centro della difesa a quattro e non più a tre come era finita con Gattuso. Risolto sul nascere anche l’equivoco con Calafiori: giocherà terzino, come lo impiega Arteta nell’Arsenal. Per quanto riguarda Di Lorenzo, invece, l’impressione è che si giochi la permanenza nel giro della Nazionale, essendo il più vecchio dei convocati (33 anni, segue il 30enne Gianluca Mancini) ed essendoci Kayode in rampa di lancio, senza considerare l’assente Palestra.

A margine delle prove di Mancini - sempre più orientato verso Pio Esposito titolare davanti, con Raspadori e Zaniolo favoriti ai lati, ma occhio a Sebastiano Esposito che sta conquistando il ct per il lavoro di palleggio -, il presidente federale Malagò è arrivato a Coverciano, ha approvato la visione di Mancini («C’è qualcosa di consolidato e di prospettiva: dobbiamo ragionare in funzione dei prossimi sei anni») e ha cercato di proteggere la squadra dalle faccende politiche (il Coni minaccia di commissariare la Federazione in quanto Malagò non era tesserato). Come? Evitando di nominarle e sottolineando la fiducia della Lega Serie A, rispolverata dal presidente Simonelli: «Mi fa piacere leggere cose che sapevo: il supporto della Lega non è mai venuto meno».

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