La sconfitta per 3-0 contro la Lazio apre una nuova crepa in casa Juventus. Dopo il pesante ko allo Stadium, Gleison Bremer punta il dito contro la mancanza di personalità di alcuni compagni, ma Luciano Spalletti gli ricorda che nessuno può chiamarsi fuori dalle responsabilità. È un botta e risposta a distanza che fotografa il momento complicato dei bianconeri. "Il mister dà indicazioni, ma chi va in campo siamo noi: siamo undici giocatori più cinque che entrano e io non posso prendere in braccio tutti", attacca il difensore brasiliano ai microfoni di Sky Sport. Poi il messaggio più duro: "Io arrivo fino a un certo punto: c'è chi ha più carattere e chi meno, c'è chi sente i fischi, si nasconde e ha paura e chi no".
Il capitano prova a chiarire che non vuole accusare direttamente nessuno, ma insiste sulle difficoltà di un gruppo con tanti volti nuovi: "Non voglio puntare il dito, ma ognuno ha il suo carattere. C'è chi quando le cose vanno male esce fuori e chi, al contrario, si nasconde". Un riferimento alla fragilità mostrata dalla squadra davanti alle difficoltà e alla contestazione del pubblico.
La replica di Spalletti non si fa attendere. L'allenatore, che ha seguito la partita dalla tribuna, richiama il suo difensore alle responsabilità individuali: "Bremer è bene che faccia delle analisi, ma lui è dentro la partita di stasera come ci sono io. Prima di parlare della squadra bisogna parlare di noi stessi". E aggiunge: "Bremer non è escluso da quella che è la prestazione di stasera, ci è dentro come tutti”. Il tecnico chiede quindi un esame di coscienza collettivo, senza cercare alibi o individuare colpevoli. La Juventus deve ritrovare subito una reazione, dopo una prestazione che ha lasciato insoddisfatti tifosi e ambiente. Il confronto tra capitano e allenatore, intanto, rende ancora più evidente la tensione che accompagna il momento bianconero.