In che mani siamo

Immigrazione, "ci rivediamo in autunno": la farsa dell'Europa, aiuti all'Italia soltanto ad emergenza conclusa

Lorenzo Mottola

La cavalleria arriverà a battaglia finita. Periodicamente i quotidiani italiani tornano a narrare la leggenda dell'Unione Europea, che un giorno interverrà per risolvere la questione migratoria in Italia. Qualcuno ricorderà la pessima figura rimediata dal ministro Luciana Lamorgese sui fantomatici "accordi di Malta" del settembre 2019, con i quali i nostri partner continentali si erano teoricamente impegnati ad accogliere una quota di profughi sbarcati in Sicilia. Ovviamente non è mai successo nulla di tutto ciò. Dall'Italia non si è mosso praticamente nessuno (alcune decine al mese), mentre gli arrivi dall'Africa sono decuplicati nel giro di due anni (Nel 2021 siamo a quota 20.000). Così qualche settimana fa è toccato a Mario Draghi prendere in mano la questione. Per ora, però, di risultati se ne sono visti pochi.

 

 

I DUE INCONTRI
Al consiglio Ue di maggio il nostro premier aveva preteso che l'immigrazione venisse inserita nella lista degli argomenti da affrontare con urgenza. Gli era stato risposto che se ne sarebbe parlato al vertice di giugno, che si terrà questa settimana. Già ieri, però, è circolata una prima preoccupante bozza dell'accordo che verrà sancito. Il Consiglio inviterà la commissione «a presentare piani d'azione per i Paesi prioritari di origine e transito» delle migrazioni «nell'autunno 2021, indicando obiettivi, ulteriori misure di sostegno e tempistiche concrete». Tradotto: fino al prossimo novembre non si muoverà nulla, semplicemente si avvierà una fase di "studio" del le possibili soluzioni. Peccato che nel frattempo ci aspetti un'estate di intensi sbarchi. Per questo l'Italia continua a chiedere di trasferire subito al Nord una quota sostanziosa degli immigrati approdati sulle nostre coste. La nostra proposta è quella di suddividere tra tre Paesi (Germania, Francia e Italia) tutti i rifugiati. Il restante 10% verrebbe as segnato alle nazioni piccole ma "volonterose", come Lussemburgo o Irlanda. Per raggiungere questa intesa però ci sono alcune difficoltà. In Germania le elezioni sono alle porte, il che rende molto poco pratico per il governo uscente stringere patti per accollarsi richiedenti asilo. La Francia ha sempre detto che accoglierà soltanto profughi effettivamente in fuga dalla guerra, non migranti economici (ovvero clandestini) che rappresentano almeno i due terzi degli ospiti dei nostri centri.

 

 

FONDI A TRIPOLI
All'Italia, insomma, tocca battere altre strade. E su questo punto ci sono buone notizie. Nella bozza si parla anche di fondi europei. Il Consiglio chiederà di aumentare la quota da destinare alla cooperazione con i Paesi di transito (come la Libia) per fermare i flussi. In altre parole, ci saranno più soldi da distribuire a Tripoli per convincere il nuovo governo a cooperare e fermare alla frontiera i tir che oggi attraversano il deserto dall'Africa nera per arrivare sulle coste del Mediterraneo. Esattamente come accadeva i tempi del governo Berlusconi e degli accordi con Gheddafi. Non a caso ieri Draghi ha incontrato il capo del Consiglio di presidenza della Libia, Mohamed Menfi. Per le azioni "per le migrazioni" l'Ue ha già stanziato 8 miliardi di euro. Probabilmente la cifra verrà arrotondata. La strada per risolvere questo problema, tuttavia, è ancora lunga. Nonostante ciò il sottosegretario agli Affari europei, Vincenzo Amendola del Pd, già festeggia: «Per la prima volta avremo una politica sulle migrazioni che spinge sulla dimensione esterna: cooperazione e accordi con i Paesi d'origine e di transito nel Mediterraneo fatti dall'Unione europea con risorse proprie e la volontà di salvare vite umane». Tutto questo, tuttavia, difficilmente si potrà compiere entro l'estate.