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Msf, l'atto d'accusa dell'ex dirigente: "Ong, i dipendenti tifano Hamas"

Mauro Zanon

«Médecins sans frontières, complice du Hamas?». È questo il titolo di un rapporto choc pubblicato il 18 dicembre e realizzato dall’ex segretario generale dell’Ong fondata a Parigi nel 1971, il belga Alain Destexhe, senatore per ventiquattro anni ed ex presidente dell’International Crisis Group. Sono 47 pagine che mettono in luce le liaisons dangeureuses di Msf con l’organizzazione terroristica islamista e l’ostilità profonda dell’Ong e dei suoi medici impegnati a Gaza verso lo Stato di Israele.

«Dallo scorso 7 ottobre, la comunicazione dell’organizzazione, insignita del Premio Nobel per la Pace, e quella dei suoi dipendenti sul campo, mostra un partito preso sistematico in favore di Hamas e ostile a Israele. Médecins sans frontières è venuta meno al suo obiettivo umanitario e ha violato la sua carta che proclama “l’imparzialità, la neutralità e l’indipendenza dell’organizzazione nei confronti di qualsiasi potere politico e religioso”, si legge all’inizio del rapporto.

 

 

ELOGIO DEL TERRORISMO - L’investigazione condotta da Alain Destexhe e da alcuni membri di Msf che hanno preferito mantenere l’anonimato per ragioni di sicurezza si basa sull’analisi della comunicazione dell’Ong, ma soprattutto sull’esame minuzioso di un centinaio di account Facebook di medici senza frontiere presenti a Gaza. «Una parte non trascurabile del suo personale, benché sottomessa alla carta di Msf, sembra condividere le battaglie di Hamas e sostiene gli attacchi terroristici del 7 ottobre», spiega il rapporto, citando l’esempio di un’infermiera presente a Gaza che il giorno dei massacri ha scritto quanto segue: «Ricordatevi sempre che Hamas ha fatto tutto ciò gli eserciti arabi non hanno fatto...!! Ha scavato dei tunnel con le proprie mani. Ha fabbricato le armi con le proprie mani...!! Ha sacrificato i propri figli, i propri giovani, i propri anziani, le proprie case e le proprie moschee per la dignità di questa terra..!!». Tra i cento profili Facebook del personale Msf a Gaza analizzati, non c’è traccia di condanne nei confronti di Hamas. Peggio: 22 hanno difeso gli attacchi terroristici del 7 ottobre e 16 hanno pubblicato dei post apertamente solidali con i miliziani islamisti. «Una parte significativa dei funzionari di Msf a Gaza si è esplicitamente rallegrata per l’attacco del 7 ottobre. Fin dall’inizio, Msf ha scelto di puntare il dito contro Israele, non condannando gli attacchi di Hamas – dunque le atrocità del 7 ottobre – l’utilizzo degli ospedali come scudi umani, etc», ha dichiarato a Atlantico.fr Destexhe, prima di aggiungere: «Msf è presente con 300 persone a Gaza. È un attore di primo piano. Non può ignorare ciò che fa Hamas a Gaza. Hanno tra l’altro ripreso la fake news dell’attacco israeliano sull’ospedale Ahli Arab».

L’Ong non ha mai riconosciuto la propria responsabilità nella diffusione della fake news, anzi, ha moltiplicato le condivisioni. Tra gli account Facebook passati al setaccio, spicca quello del vice coordinatore medico di Msf a Gaza, il Dr. Mohamed Abed Abu Mughaiseeb.

 

 

Dall’analisi del suo profilo, con tanto di foto nell’allegato 7 del rapporto, emergono addirittura dei legami con terroristi che hanno partecipato ai massacri del 7 ottobre. Il giorno degli attacchi, il vice presidente del consiglio di amministrazione di Msf, Ghassan Abou Chaar, ha condiviso un video che minimizzava l’entità dei massacri. In merito alla comunicazione di Msf, mai la Ong ha pubblicato un messaggio su X per denunciare i crimini contro l’umanità e di guerra commessi da Hamas il 7 ottobre.

Il dito è stato puntato soltanto contro Israele. Il rapporto, inoltre, evidenzia la ripresa costante da parte di Msf delle fake news propagate da Hamas per aizzare le opinioni pubbliche. «Médecins sans frontières evoca regolarmente il diritto umanitario internazionale, ma l’interpretazione di questo diritto è a geometria molto variabile (...). Msf deve essere irreprensibile e neutra nel suo lavoro. Ed è evidente che a Gaza non lo è», si legge nelle conclusioni del rapporto. «La prossimità tra una parte del personale e Hamas», secondo l’ex segretario generale Alain Destexhe, «solleva delle questioni su eventuali legami tra Msf e dei gruppi estremisti» su cui è necessaria un’investigazione più vasta. Il principale obiettivo del rapporto è quello di allertare chi considera come il Vangelo le parole e le informazioni trasmesse da Msf. «Bisogna verificare le fonti e confrontarle, fare un lavoro da giornalista», dice Alain Destexhe. Lui ha dato il primo segnale.