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Lonate Pozzolo, i rom minacciano Jonathan Rivolta: "Assassino, presto la vendetta"

di Massimo Sanvito martedì 20 gennaio 2026

3' di lettura

Sullo sfondo c’è la bandiera internazionale dei popoli rom e sinti: azzurra e verde con una ruota rossa nel mezzo. Sopra, una colata di minacce a quello che per loro è un «assassino» ma per la gente perbene semplicemente un uomo che si è difeso dentro casa sua. L’allerta resta alta, altissima, sull’asse Torino-Lonate Pozzolo.

Fuori dalla villetta della famiglia Rivolta, dove Adamo Massa e sodali erano giunti in trasferta di lavoro (così ha spiegato uno dei cugini), c’è ancora la presenza fissa dei Carabinieri. Dopo la reazione a caldo, ovvero l’assalto al pronto soccorso di Magenta da parte di duecento nomadi, pure quella a freddo, ovvero il tam-tam social, non lascia dormire sonni tranquilli.

Aggiungiamoci pure la colpevolizzazione del proprietario di casa da parte di certi fini pensatori progressisti, della serie “un furto non vale una vita”, ed ecco servito il menù dell’alta tensione. «Dobbiamo stare tutti vicini alla famiglia Massa. Forza sinti, l’assassino deve pagare le più brutte cose. Noi sinti dobbiamo fare vedere chi siamo e come ci teniamo alle nostre famiglie e figli», si legge nel primo avviso. Ecco il secondo, in salsa biblica: «Ricordate che il ladro è stato perdonato da Gesù. Ed è entrato nel regno dei cieli con lui.

E l’assassino non sarà mai perdonato: né in cielo né in terra». Ed ecco anche il terzo, un atto di accusa contro gli italiani: «Ogni giorno si sentono notizie di italiani che uccidono, stuprano e abbandonano i propri figli. Siete voi la vergogna di questo Paese. Tra i sinti tali atti non sono tollerati. Avete strappato via un padre a tre bambini in modo spregevole. Questo è per dirvi che tutti i sinti sono più uniti che mai». Personcine a modo, non c’è che di re.

Sull’altro fronte, quello degli italiani stufi delle incursioni dei ladri nei propri appartamenti e soprattutto della retorica buonista anti-legittima difesa, non c’è volontà di fare un passo indietro. Sui muri di Busto Arsizio, una manciata di chilometri da Lonate Pozzolo, sono comparse delle scritte eloquenti: «Forza Rivolta!!! Via i rom!!!». Detto che vergare qualsivoglia pensiero con bombolette spray non è mai un esercizio lodevole, in questo caso vanno concesse le attenuanti del caso agli autori. Su tutte quella dell’esasperazione.

CITTADINI E POLIZIA

«Solidarietà comprensibile a un uomo onesto, vittima di un vile agguato, tre contro uno, a casa sua. Imbrattare i muri non è un buon esempio civico, ma capisco l’indignazione di tanti cittadini che stanno riempiendo i social con frasi di ogni tipo», ha commentato il consigliere comunale di Fratelli d’Italia Francesco Attolini. Del resto, le perle uscite dal campo sinti torinese di corso Unione Sovietica - «era lì per lavoro», «non era armato» - sono difficili da digerire per chi ha la colpa di credere ancora nel valore della legalità. Praticamente impossibile passarci sopra. Certo, non siamo al Far West urbano, ma con la demonizzazione di chi si difende per evitare di farsi saccheggiare la casa se va bene o la vita se va male amici dei ladri e sinistra stanno pericolosamente soffiando su un fuoco mai sopito. Il Siap, il Sindacato italiano appartenenti polizia, è il primo a prendere posizione. «Non è possibile assimilare il decesso di un ladro alle vittime del lavoro o del dovere: sarebbe un’offesa ai lavoratori caduti e a chi ha perso la vita servendo lo Stato», spiega il segretario provinciale di Varese Giuseppe Tedesco. «Sdoganare il furto in appartamento, spesso accompagnato da aggressioni, è un oltraggio. Chi si difende nella propria abitazione non invoca giustizia privata: sopravvive», aggiunge. E poi una mano tesa al sindaco di Lonate, Elena Carraro: «Riteniamo utile mantenere aperto un dialogo con le istituzioni locali e saremmo lieti di contribuire a un momento di riflessione comune che rafforzi la coesione sociale e valorizzi il ruolo delle forze di polizia». Per quanto riguarda la dinamica del blitz a casa Rivolta, stando a una testimonianza raccolta dalle Iene insieme ad Adamo ci sarebbe stato anche il figlio più grande. 

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