Il Consiglio dei ministri convocato per oggi pomeriggio alle 16 dovrebbe segnare una svolta decisiva nelle politiche migratorie del nostro Paese. Sul tavolo due provvedimenti collegati tra loro. Il primo il Ddl immigrazione che era stato stralciato nella scorsa riunione dell’esecutivo, in attesa che il Parlamento europeo votasse il “Patto europeo Migrazione e Asilo”. Cosa avvenuta nella giornata di ieri. Il provvedimento prevede una serie di novità. A partire dalla stretta sul ricongiungimento dei familiari, che diventerà più complicato e si fermerà ai parenti più stretti.
L’attesa però è soprattutto per due provvedimenti simbolo di questo governo. Il primo è il cosiddetto “blocco navale”. Un provvedimento che, da anticipazioni, darebbe la possibilità di interdire - per 30 giorni, prorogabili fino a sei mesi - l’attraversamento del limite delle acque territoriali, «nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale intesa come rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi», ma anche di «pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini». In questi casi i migranti potranno essere «condotti anche in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza con i quali l’Italia ha stipulato appositi accordi». Accordi che, almeno formalmente, non ci sono ancora, ma che verranno avviati subito dopo l’approvazione del ddl.
L’altro punto sul quale si confronterà l’esecutivo è quello del cosiddetto “Modello Albania”. Attualmente i migranti presenti sono all’interno del Cpr in attesa di rimpatrio. Con l’approvazione ieri della lista dei Paesi sicuri e oggi del ddl immigrazione, il governo si troverà davanti a una scelta da fare: riattivare subito il protocollo con la nave Libra che ricomincerà a solcare l’Adriatico; oppure aspettare fino a giugno, quando entrerà in vigore il “Patto europeo Migrazione e Asilo”, che tra i suoi articoli ha anche quello relativo All’ampliamento della lista dei Paesi sicuri. In questo modo Egitto e Tunisia - oltre a Bangladesh, Colombia, Kosovo, India e Marocco- vengono considerati Paesi sicuri, così come quelli che hanno presentato domanda di adesione all’Unione Europea: Albania, Bosnia ed Erzegovina, Georgia, Macedonia del Nord, Moldova, Montenegro, Serbia, Turchia e Ucraina.
A rendere più incisivo il ddl, come detto, è stata l’approvazione a Strasburgo del Patto europeo, nato ancora una volta dalla saldatura dell’asse Ppe-destra europea (Conservatori e Patrioti). Un voto che ha fatto esultare il centrodestra italiano e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: «Questo voto è un grande successo del governo italiano - ha spiegato il titolare del Viminale- che ha saputo con determinazione e convinzione far valere le proprie posizioni in materia di migrazione in Europa». E ancora: «Finalmente in Europa la svolta chiesta dall’Italia in materia di immigrazione c’è stata», ribadendo che «la lista dei Paesi sicuri è in linea con i provvedimenti già adottati». E dunque il goerno potrà proseguire sulla linea che prima di tutti gli altri aveva intrapreso anni fa. Non è invece chiaro se nel ddl ci sarà anche la norma chiamata “salva Almasri”, che prevede «la consegna allo Stato di appartenenza di persona pericolosa per la sicurezza nazionale o per la compromissione delle relazioni internazionali».