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Georges de La Tour: a Palazzo Reale va in scena la pittura

sabato 8 febbraio 2020
2' di lettura

Milano, 6 feb. (askanews) - Una pittura sospesa tra diverse dimensioni, siano esse quella diurna e quella notturna, oppure quella della apparente naturalezza e quella della costruzione radicale dell'immagine. Avvicinarsi a Georges de La Tour, maestro del Seicento francese riscoperto a inizio Novecento, è un'avventura affascinante, che si può esperire a Palazzo Reale a Milano grazie alla mostra che porta come titolo "L'Europa della luce". A curarla, insieme a Thomas Clement Salomon, la professoressa Francesca Cappelletti, a cui abbiamo chiesto una definizione di questa luce europea. "Io volevo fare diventare La Tour - ha detto ad askanews - un artista europeo. Gli volevamo riconoscere questa dimensione che non ha avuto subito all'epoca della sua riscoperta, perché effettivamente è un pittore talmente grande, un tale gigante nella storia dell'arte che si tende a vederlo più facilmente come un genio isolato nel suo tempo, ma anche fuori dal suo tempo, che ci possa ancora oggi illuminare su alcuni aspetti interiori e intimi". L'esposizione, promossa da Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale e MondoMostre Skira, documenta il rapporto tra La Tour e il proprio tempo e trasporta il visitatore in una dimensione tra il realistico e il trasognato, nella quale le percezioni si confondono leggermente arrivando a creare una sorta di illuminazione interiore sull'idea stessa di pittura. Perché i dipinti di Georges de La Tour toccano l'intimità, dei propri soggetti, ma anche del pubblico, e sembrano contenere tutte le grandi lezioni della propria epoca, dai maestri olandesi a, soprattutto, i grandissimi spagnoli come Zurbaràn o Velasquez, oltre naturalmente al riferimento, per noi praticamente involontario, a Caravaggio. "Perché parliamo ancora di Caravaggio? Un po' - ha aggiunto Francesca Cappelletti - per i soggetti, un po' per l'illuminazione notturna, sicuramente. Ma anche perché quando neanche vent'anni dopo la sua riscoperta, i grandi storici dell'arte francese lo hanno inserito nella mostra epocale 'I pittori della realtà' del 1934 a Parigi, che è stata recensita anche da Roberto Longhi e all'epoca vedere La Tour nell'ambito della pittura della realtà faceva fare un immediato confronto con Caravaggio e quindi con i soggetti dipinti dal naturale di Caravaggio. Adesso credo che gli studi siano andati abbastanza avanti da poter restituire a ognuno di questi pittori più sfumature". Sfumature che sono la sostanza del fascino misterioso di La Tour, nonché della pittura stessa, medium ancora capace, nelle mani in questo caso di un artista morto nel 1652, vale a dire 368 anni fa, di essere straordinariamente contemporanea nel modo di pensare la propria composizione di artefatto naturalistico.

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