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Ministro degli Esteri Ucraina: Mosca faccia sua parte per la pace

martedì 11 febbraio 2020
5' di lettura

Roma, 10 feb. (askanews) - La Russia deve fare la sua parte se si vuole arrivare davvero alla pace nel Donbass. E l'Ucraina sarà prima o poi Paese Nato e dell'Ue e riavrà un giorno la Crimea. Ne è convinto il ministro degli Esteri dell'Ucraina, Vadim Prystajko, che in una intervista ad Askanews racconta come, finito il processo di impeachment a Donald Trump con il suo Paese al centro della vicenda, i rapporti con Usa siano "ora anche migliori di prima". Askanews: L'elezione di Volodymyr Zelensky a presidente ha diffuso un cauto ottimismo sulla possibilità di una soluzione per il conflitto nel Donbass. Come si può arrivare ad una svolta. Prystajko: "Interessante che si veda un'apertura dove la vedono molti ucraini, quel 72% che ha votato per Zelensky presidente e il 73% che ha scelto il suo partito perchè stanchi di chi guidava prima il Paese. Ma il problema è che non puoi fare molto senza che anche l'altra parte si impegni. Non si tratta della disputa per un fiume, quando magari ti incontri a metà strada e decidi cosa fare. Abbiamo una guerra sul nostro territorio, abbiamo già 14mila morti e perso il 7% del territorio nazionale, oltre al 20% della produzione economica. Quindi l'azione di qualsiasi presidente o primo ministro sarà limitata dalla realtà sul terreno, ovvero: hai di fronte forze nemiche molto più forti di te e come puoi arrivare con flessibilità a una soluzione politica? Cosa ti chiede la gente, cosa vuole l'altra parte? Il presidente Zelensky deve destreggiarsi sulla linea rossa rappresentata dal non sacrificare gli interessi nazionali e non permettere che la situazione politica collassi del tutto. E' una sorta di corridoio che deve percorrere. Ma è vero, c è una certa flessibilità, l'ha mostrato sul versante umanitario, con gli scambi di prigionieri, molto importanti per gli ucraini. Questo è il punto su cui per ora il presidente ha avuto i maggiori risultati. Il resto è tutto molto complicato, i russi non stanno facendo i passi necessari per il Donbass, ad esempio la frontiera è ancora in mano loro, noi non abbiamo accesso al confine. Vogliono che organizziamo elezioni, ma Zelensky dice: signori, come possiamo tenere elezioni in un territorio di cui non controlliamo la frontiera, come faccio a sapere chi vota, come posso prendere poi delle decisioni politiche". Askanews: La Crimea è il grande nodo, Kiev ne reclama la restituzione, ma lei davvero lo ritiene possibile? Prystajko: "Quando l'Urss è implosa, abbiamo deciso che eravamo sì tutti fratelli di una grande famiglia, però ognuno avrebbe vissuto la propria vita, come nuovo membro della Comunità internazionale. Ciascun Paese lasciava l'Unione sovietica con i confini amministrativi esistenti, nessuno diceva: possiamo dare questo, possiamo prendere quello. Poi dopo più di 20 anni arriva la Russia e chiede di avere la Crimea, che era stata parte della Federazione russa, poi indipendente, poi parte dell Ucraina. Una storia complicata, se ragioniamo così arriviamo alla presenza di romani e greci in Crimea. E' qualcosa di cui si può discutere, ma non c è stata nessuna discussione. La Russia è arrivata e si è presa un territorio abitato da 2 milioni di persone, con una sua economia, infrastrutture, qualcosa di mai visto in Europa dopo la Seconda guerra mondiale", ha spiegato il ministro. "Ma come gestire una situazione del genere con una potenza nucleare, quando l'Ucraina all'arma nucleare ha rinunciato con la fine dell'Urss. Credevamo che l'inizio della nuova storia, o la fine della storia, per dirla con Fukuyama, non avrebbe richiesto soluzioni dei conflitti con le armi, invece eccoci qua. Noi - ha proseguito Prystajko - non risponderemo con le armi, perché si finirebbe per uccidere tanta gente: la nostra, la loro. Crediamo si debbano usare gli strumenti a disposizione che possano funzionare. E se la Comunità internazionale pensa che ci siano metodi migliori di ammazzare delle persone, se possiamo fare riferimento al diritto internazionale, lo faremo. Parlo delle sanzioni, meccanismi civilizzati che però mostrino lo sdegno internazionale, che dicano: non è così che nel 21esimo secolo ci si comporta con i Paesi confinanti". "Poi, è realistico pensare di recuperare la Crimea? Credo - ha sottolineato - lo sia tanto quanto si è rivelata realistica l'indipendenza degli Stati Baltici dopo 70 anni sotto l'Unione sovietica, o la riunificazione tedesca. Noi non diciamo: accadrà tra cinque, sette, 20 anni, ma accadrà. In caso contrario, dovremo tornare al Medio Evo, con le guerre per sistemare i problemi tra vicini di casa". Askanews: Il suo governo promuove l'integrazione euroatlantica e con l'Europa. Di nuovo, realisticamente, lei vede l'Ucraina membro Nato e Ue in un futuro non troppo lontano?. Prystajko: "La risposta secca è sì, non abbiamo la palla di vetro per dire quando avverrà, ma incontro tanti colleghi di Paesi che hanno compiuto il processo di riforme richiesto e alcuni di loro non ci avrebbero mai creduto, invece ce l'hanno fatta. Credo sia fattibile, anche se l'Ucraina è un caso particolare: ad esempio l'estensione territoriale, un Paese così grande che diventa parte dell'Ue è cosa complicata, per la Nato è complicato il fatto che c'è una guerra in corso. Comprendiamo perfettamente tutto questo. Ma per noi è importante il processo già di per sè, il fatto che stiamo mettendo in campo riforme. Non dimentichiamo che i valori europei sono all'inizio di tutta questa storia, la gente in Ucraina nel 2013 non è scesa in strada contro la Russia, ma perché il presidente si era rifiutato di firmare l'Accordo di associazione con l'Ue. Questo importava agli ucraini". Askanews: L'Ucraina è stata al centro del processo di impeachment di Donald Trump. In sostanza, il presidente Usa è stato accusato di ricattare il presidente Zelensky, sospendendo gli aiuti militari per ottenere inchieste sul suo avversario politico Joe Biden. Sono cambiati, e come, i rapporti tra Ucraina e Usa dopo questa vicenda? Prystajko: "Vi stupirà, ma i rapporti con gli Usa sono cambiati per il meglio. Non solo abbiamo avuto gli aiuti militari di cui si è tanto parlato durante il processo di impeachment, ma ne abbiamo ricevuti altri ancora. Questo grazie anche alle complicate dinamiche interne negli Stati Uniti, con il Congresso da un parte che chiedeva di dimostrare più sostegno all Ucraina e il presidente Trump che diceva di dover capire quanto, come bisognava aiutare l'Ucraina, e così via. Non siamo stati certo contenti di ritrovarci al centro dello scandalo dell'impeachment, ma fortunatamente ora il processo è chiuso e noi stiamo ricostruendo la nostra relazione: se ci sono stati dei danni, ricostruiremo, ma al momento, per quanto sembri strano, stiamo ricevendo più di quanto promesso", ha concluso Prystajko.

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In un rapido confronto con la stampa, prima dell'inizio dei colloqui privati a Downing Street, Starmer ha sottolineato che alla Russia non dovrebbe essere consentito di trarre vantaggio dal conflitto iraniano, che ha fatto salire i prezzi del petrolio e portato gli Stati Uniti a sospendere parzialmente le sanzioni contro Mosca.

Starmer ha dichiarato: "La nostra determinazione è incrollabile. Penso sia molto importante chiarire che il focus deve rimanere sull'Ucraina. Ovviamente c'è un conflitto in corso in Iran, in Medio Oriente, ma non possiamo perdere di vista ciò che sta accadendo in Ucraina e l'importanza del nostro sostegno. Putin non può essere colui che trae vantaggio da un conflitto in Iran, sia per i prezzi del petrolio sia per la sospensione delle sanzioni".

Zelensky ha ringraziato il Regno Unito e sottolineato la necessità di non dimenticare "gli sforzi diplomatici e i negoziati in corso, e la situazione attuale con gli americani e con i russi", aggiungendo che nel corso dell'incontro avrebbero discusso anche della guerra in Iran, che a suo dire sta avendo una "grande influenza" sull'Ucraina e sull'Europa.

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