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E3, ecco "Watch Dogs Legion": videogame nella Londra post Brexit

sabato 15 giugno 2019
2' di lettura

Roma, 11 giu. (askanews) - Un videogioco ambientato in una Londra futuristica e post-Brexit, minacciata dalla dittatura. Il gigante francese Ubisoft ha svelato le sue novità all'E3 (Electronic Entertainment Expo) 2019, l'annuale fiera dei videogame di Los Angeles, dove ha presentato anche il servizio che sarà disponibile da settembre con un abbonamento mensile in Usa e Europa per accedere al suo catalogo e scaricare i giochi preferiti. Il gruppo si unisce così agli altri big del settore, come Microsoft che puntano ormai sullo streaming e gli abbonamenti per giocare online da qualsiasi dispositivo connesso. Tornando alle prima novità di gioco, invece, ecco l'ultimo capitolo di Watch Dogs, "Watch Dogs Legion", in uscita a marzo 2020, terzo capitolo dedicato agli hacker del DedSec, con ambientazione inquietante in una Londra in cui l'intelligenza artificiale e le macchine stanno distruggendo l'economia e la criminalità organizzata e i gruppi estremisti controllano una città costantemente sorvegliata da droni. "Oggi, con la Brexit, Londra è a punto di svolta - ha detto Clint Hocking, direttore creativo del gioco - è difficile prevedere quale sarà il futuro di Londra, del Regno Unito, del mondo. Ma la storia ha dimostrato di volta in volta che dove va Londra, andiamo anche tutti noi". Nel gioco c'è la possibilità di reclutare e controllare tutti i londinesi. "Gioca al posto di chiunque è l'innovazione che trasforma una storia sulla liberazione di Londra e del mondo dalla morsa di una tirannia in un gioco sugli eroi che sono dentro ognuno di noi" ha aggiunto.

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Archiviato il procedimento a carico di Marco Cappato (Associazione Luca Coscioni): "Precedente prezioso per tutte le persone che si trovano e si troveranno nelle loro condizioni. Ora il Parlamento non cancelli questo diritto"

"L'archiviazione conferma che abbiamo agito per rendere effettivi diritti già riconosciuti dalla Costituzione e dalla Corte costituzionale," afferma Marco Cappato, Tesoriere dell'Associazione Luca Coscioni. "Quando il Parlamento continua a non intervenire, sono le persone malate a far affermare, anche nei tribunali, principi di libertà, dignità e uguaglianza. Questa decisione dice con chiarezza che lo Stato non può costringere una persona a subire trattamenti che rifiuta solo per poter poi vedere riconosciuto un proprio diritto. Sono grato a Elena, a Romano e alle persone che li amavano per la fiducia che hanno avuto in me, negli altri disobbedienti civili, nella squadra giuridica dell'Associazione Luca Coscioni coordinata da Filomena Gallo. Insieme, siamo riusciti a porre fine alla condizione di tortura che Elena e Romano stavano subendo. Insieme, abbiamo ottenuto un precedente che prezioso per tutte le persone che si trovano e si troveranno nelle loro condizioni. Ora bisogna fare sì che il Parlamento italiano non cancelli questo diritto: sarebbe gravissimo. Ci mobiliteremo affinchè questo non accada e continueremo ad aiutare le persone che ce lo chiedono, se necessario anche ricorrendo ad azioni di disobbedienza civile, fino al pieno riconoscimento del diritto ad accedere all'aiuto alla morte volontaria."

La GIP di Milano, dott.ssa Sara Cipolla, ha disposto l'archiviazione del procedimento nei confronti di Marco Cappato per l'aiuto prestato a Elena e Romano, accompagnati in Svizzera dove hanno potuto accedere al suicidio medicalmente assistito. La GIP riconosce e applica il principio affermato dalla Corte costituzionale, da ultimo con la sentenza n. 66 del 2025, secondo cui il requisito del trattamento di sostegno vitale non può essere interpretato in modo restrittivo e meramente tecnico-formale.

La non punibilità, prevista dalla sentenza 242/2019, secondo la GIP di Milano opera anche nei confronti di persone che, pur non essendo sottoposte a un trattamento salvavita in corso, avrebbero dovuto esserlo secondo valutazione medica, ma lo hanno rifiutato, esercitando un diritto costituzionalmente garantito, perché ritenuto inutile, sproporzionato, futile e contrario alla propria dignità. Il decreto di archiviazione recepisce così l'evoluzione della giurisprudenza costituzionale: dalla sentenza 242/2019, alla 135/2024, fino alla 66/2025, che ha chiarito in modo definitivo come il riferimento al "trattamento di sostegno vitale" debba essere letto alla luce degli articoli 2, 3, 13 e 32 della Costituzione, della legge 219/2017 sul consenso informato e sulle DAT e del diritto della persona malata di rifiutare qualsiasi trattamento.

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